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Mailgate, Recca chiede il giudizio immediato
Ecco tutti i retroscena dello scandalo Unict

Rinviata l'udienza preliminare per Nino Di Maria ed Enrico Commis, i due dipendenti dell'ateneo di Catania coinvolti nel caso dei messaggi elettorali inviati a settembre dello scorso anno a studenti e docenti. Va invece dritto alla fase del dibattimento l'ex rettore Antonino Recca, indicato dai co-imputati come l'ideatore dello spam politico e delle successiva strategia per uscire dalla bufera mediatica facendo ricadere la colpa sul giovane figlio di Di Maria. L'ex Magnifico, secondo il racconto di uno dei due dipendenti, avrebbe voluto riprovarci a febbraio per la sua candidatura al Senato con l'Udc

Claudia Campese

Una falsa partenza, ma non per tutti, quella del processo relativo al cosiddetto Mailgate, lo scandalo delle email elettorali inviate all'indirizzario riservato dell'università di Catania a settembre dello scorso anno. Rinviata l'udienza preliminare di oggi per due dipendenti dell'università, Antonio Di Maria ed Enrico Commis, indagati per rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio. L'ex rettore e candidato nazionale Udc Antonino Recca ha richiesto invece di rispondere con il giudizio immediato alle accuse di spam elettorale nei confronti di studenti e docenti. La sua posizione, la più delicata, seguirà quindi un percorso giudiziario separato, ma in gran parte basato sulle testimonianze dei due co-imputati che indicano Recca come l'ideatore dell'intera operazione. Già archiviato invece il coinvolgimento di Maria Elena Grassi, la candidata regionale Udc a sostegno della quale erano state inviate le email di propaganda, e del figlio Daniele Di Maria, il cui indirizzo di posta elettronica compariva come mittente. Entrambi coinvolti indirettamente secondo la testimonianza di Nino Di Maria, rispettivamente marito e padre dei due, all'epoca dei fatti membro dello staff del rettore Recca.

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