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Iblis, la requisitoria contro Santapaola jr
«Era lui il vero capo di Cosa nostra etnea»

Un ragazzo normale che, nonostante il cognome, cercava di vivere una vita onesta. E' la tesi difensiva del figlio del boss etneo Nitto e presunto vertice dell'organizzazione mafiosa catanese secondo i magistrati. I pm durante la discussione hanno cercato di smontare le tesi della difesa, a base di incongruenze nei referti medici e, soprattutto, delle dichiarazioni di sette collaboratori di giustizia. Secondo i quali sarebbe stato proprio Enzuccio a raccogliere nell'ombra l'eredità mafiosa del padre, puntando a «riorganizzare la famiglia con uomini nuovi e principi vecchi»

Claudia Campese

«Che fosse membro dell'associazione mafiosa catanese è stato accertato con sentenze ormai definitive». Che ne fosse il capo, invece, non ancora. La voce del pubblico ministero Agata Santonocito si fa più alta quando parla di Vincenzo Santapaola. I monitor rimandano la sua immagina mentre ascolta, seduto su una sedia a rotelle, dal carcere di Rebibbia dove è recluso al 41 bis. Accusato nel processo Iblis di essere il vero vertice di Cosa nostra catanese dal 2005 al 2010, eppure così poco nominato durante lo stesso procedimento. L'assenza di intercettazioni a suo carico - «Non avevamo i fondi necessari per effettuarle su tutti i sospettati», spiegava il colonnello dei Ros Lucio Arcidiacono - aveva non poco fatto meravigliare la difesa. Che ha sempre sostenuto l'estraneità di Santapaola jr rispetto al mondo criminale e la persecuzione giudiziaria nei suoi confronti basata sul cognome, lo stesso del padre, Nitto Santapaola, boss a capo dell'omonima famiglia, oggi detenuto al 41 bis.

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