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Iblis, requisitoria concentrata su Palagonia
«La mafia contava sull'appoggio di Fagone»

A gestire i sub-appalti nel Calatino e la consegna della messa a posto dalle imprese a Cosa nostra etnea sarebbero stati gli imputati Giovanni Buscemi e Massimo Oliva, «mafiosi imprenditori», secondo i pm. Un business possibile grazie all'aiuto dell'ex sindaco Fausto Fagone. I magistrati ricostruiscono contatti e progetti criminali, ma poco di quanto l'ex primo cittadino avrebbe dato in cambio alla mafia. «Il suo sistema era tenersi lontano da personaggi discutibili che avrebbero invece dovuto trattare con l'assessore Antonino Sangiorgi», spiegano

Claudia Campese

Due famiglie mafiose, un confine inesistente tra imprenditori e interni all'organizzazione criminale, un sindaco compiacente per tramite del suo assessore. E' la ricostruzione dei magistrati di quanto successo prima del 2009 a Palagonia e, in generale, nella zona del Calatino. Eventi indagati nel corso del processo Iblis, in cui continua la requisitoria dell'accusa. «Responsabile del Calatino era Vincenzo Aiello, con braccio operativo per Ramacca e per tutta la zona in Pasquale Oliva che, accompagnato da Rosario Di Dio, raccoglie l'eredità di Pietro Iudicelli. Un rapporto stretto quello tra Oliva e Di Dio anche per il matrimonio celebrato tra i due figli», spiega il pm Agata Santonocito. Attorno a loro, per quanto riguardava gli appalti nel Comune palagonese, gli imputati Giovanni Buscemi e Massimo Oliva e l'ex sindaco - ed ex deputato regionale - Fausto Fagone.

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