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Salvo Andò sul caso Cuffaro-Lombardo
«Partiti di oggi più deboli e penetrabili»

Socialista, ex ministro della Difesa negli anni '90, una carriera controversa, anche a livello giudiziario, ma in un'epoca politica diversa da quella che ha visto gli ultimi due presidenti della Regione Sicilia condannati per i loro rapporti con la mafia. «Un periodo in cui i veri partiti, quelli forti, potevano applicare un efficace filtro alle infiltrazioni», è la sua lettura. Una situazione aggravata dall'avanzata dei partiti personali, come l'Mpa. «Così chi può permettersi di controllare il leader?»

Claudia Campese

«I partiti personali sono il male. Non hanno uno zoccolo duro, una base vera, se non di consenso personale e per questo sono più penetrabili». Come l'Mpa, il movimento a immagine e somiglianza del suo fondatore, Raffaele Lombardo. Cresciuto al ritmo del suo leader, ha anticipato di due anni e preparato la sua elezione alla Regione sbarcando al parlamento nazionale e a quello regionale nel 2006. E poi disciolto, quando a terminare con le dimissioni è stato anche il mandato dell'ex governatore, macchiato dalle indagini giudiziarie risolte ieri nella condanna a sei anni e otto mesi per concorso esterno in associazione mafiosa. Come il suo predecessore, Totò Cuffaro, condannato a sette anni per favoreggiamento alla mafia. Un bis inquietante secondo i cittadini, le cui cause sono tutte da ricercare nella destrutturazione del sistema partitico secondo Salvo Andò, discusso esponente siciliano di punta del partito socialista e ministro della Difesa tra il 1992 e il 1993.

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