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Mafia, confisca da 200 milioni a Scinardo
Ricchezza costruita all'ombra di Cosa Nostra

Undici imprese, 229 imobili e 90 automezzi. Un patrimonio enorme costruito in 15 anni partendo come allevatore e che adesso passa allo Stato. Mario Scinardo è incappato in numerose indagini sulla mafia di Messina e Catania per le sue amicizie pericolose: dai Rampulla di Mistretta, coinvolti nella strage di Capaci, a Vito Nicastri, re dell'eolico vicino al boss Messina Denaro. Una carriera ripercorsa dai pm del processo Iblis, che hanno chiesto per lui 15 anni di carcere. Guarda il video

Salvo Catalano

In 15 anni da allevatore era diventato un imprenditore con un patrimonio da 200 milioni di euro e interessi diversificati: dall'edilizia, all'agriturismo, dall'eolico al movimento terra. E attività che si estendevano in diverse province siciliane. Ma dietro il suo successo ci sarebbe Cosa Nostra. Sui beni di Mario Giuseppe Scinardo, originario di Capizzi, poi trasferitosi a Militello Val di Catania, legato alla famiglia mafiosa dei Rampulla di Mistretta, è scattata la confisca da parte della Direzione investigativa antimafia dopo la sentenza della Cassazione. Provvedimento che riguarda proprietà, mezzi e aziende tra Catania, Siracusa ed Enna. L'indagine su Scinardo, partita nel 2008, ha fatto emergere le sue amicizie pericolose, con elementi di spicco di Cosa Nostra siciliana. In primo luogo con Sebastiano Rampulla, morto nel 2010, ma fino a quel momento capo della potente mafia mistrettese e fratello di Pietro Rampulla, colui che mise a disposizione e fatto esplodere la bomba per la strage di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. I Rampulla, secondo gli inquirenti, sono stati sotto i Santapaola fino agli anni '90, per poi aumentare la propria autonomia con l'assenso dei La Rocca di Caltagirone. Ma il nome di Scinardo ritorna anche nell'indagine Iblis, sui rapporti tra Cosa Nostra catanese, imprenditori e politica.

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