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Discarica Tiritì, tra elezioni e interrogativi
«Bomba sociale, inquina la nostra politica»

L'impianto di gestione dei rifiuti si conferma uno dei temi caldi della campagna elettorale per le amministrative nel Comune di Motta Sant'Anastasia. Ad affrontarlo, in un incontro pubblico al quale ha partecipato anche il giornalista e candidato alle europee Antonio Mazzeo, è stato il movimento #Liberamotta che sostiene l'aspirante sindaco Danilo Festa. Duro il suo intervento. Il prossimo amministratore della cittadina, sostiene, dovrà essere in grado di «guardare negli occhi Proto con la forza di dire "non sono corruttibile, non ho scheletri nell'armadio"»

Carmen Valisano

Una «linea di demarcazione» che separa i candidati. Così viene definita la discarica di contrada Tiritì, a Motta Sant'Anastasia, nel corso di un evento sul tema organizzato sabato pomeriggio dal movimento #Liberamotta che sostiene l'aspirante sindaco Danilo Festa. Il quale definisce l'impianto come una «bomba sociale, che inquina la nostra politica». La discarica che sorge tra il Comune mottese e quello di Misterbianco è inevitabilmente uno dei punti centrali attorno ai quali si snodano campagne elettorali e interessi. Anche regionali. «Stanno aspettando di vedere chi sarà l'interlocutore», afferma Massimo La Piana, membro del comitato che si oppone all'impianto. «Uno distratto, uno connivente o uno che batte i pugni». La struttura, gestita dalla Oikos spa di proprietà della famiglia Proto, è nel mirino dell'assessorato regionale all'Energia. O, almeno, lo era in quello dell'ex assessore Nicolò Marino, che prima del rimpasto del governo guidato da Rosario Crocetta, ha avviato le procedure per il ritiro delle autorizzazioni. Le due conferenze dei servizi convocate dal dirigente generale del dipartimento dell’Acqua e dei rifiuti Marco Lupo sono state disertate dai vertici della Oikos e - anticipa La Piana - non ne saranno convocate altre fino all'esito delle elezioni.

Quello della tutela del territorio è uno dei punti del programma di Danilo Festa. Ma «non abbiamo voluto enfatizzare il No discarica perché non vogliamo strumentalizzare questa lotta», sottolinea. Fondamentale è «rompere la catena di collusioni tra politica e discarica, aprendo le porte del Comune», afferma. E poi chiedere uno studio approfondito sull'impatto della discarica sulla salute. Infine, «guardare negli occhi Proto con la forza di dire "non sono corruttibile, non ho scheletri nell'armadio"». Meno di un mese dopo le elezioni, il 30 giugno, scadrà il contratto per la raccolta dei rifiuti, servizio effettuato dalla stessa società che trae guadagno dal conferimento in discarica. Secondo il candidato si dovrà fare una nuova gara, prevedendo la possibilità di creare società a partecipazione pubblica, piccoli consorzi che riuniscano anche vari Comuni. E, punto importante, bisogna «escludere chi ha interessi e contenziosi». Secondo i dati del consigliere uscente, sarebbero otto milioni di euro i crediti avanzati da Motta nei confronti della Oikos.

L'incontro si è aperto con le immagini di poggio Guardia, la collina che separa la cittadina mottese dalla vallata nella quale si estendono le vasche di raccolta grandi 2,5 milioni di metri cubi. «Potrebbero starci tutti i detriti provocati dal terremoto dell'Aquila», afferma con foga Massimo La Piana. Nel suo intervento ricorda Roberto Mancini, il sostituto commissario di polizia che per primo ha indagato sulla Terra dei fuochi in Campania. «Dobbiamo difendere la collina da un mostro che avanza», dice tra gli applausi. «Per le nostre comunità, oltre al danno di una discarica abbiamo avuto la beffa dell'ampliamento», spiega riferendosi al nuovo impianto nella contigua contrada Valanghe d'inverno. «Abbiamo saputo del decreto quando i termini dei ricorsi al Tar erano scaduti». Da quel momento, dunque, scattano le contromisure per fermare l'ingrandimento. Svanita la possibilità di bloccare l'apertura della nuova discarica, è continuato l'impegno per revocare le autorizzazioni. Una raccolta di firme - cinquemila in pochi giorni -, ricorsi amministrativi, «il tentativo difficile di mettere in campo tutte le forze politiche, anche quelle conniventi». «Un'altalena di emozioni - la descrive così il membro del comitato - Momenti di esaltazione e scoraggiamento. Ma dobbiamo andare avanti».

Un'esortazione condivisa anche dal giornalista Antonio Mazzeo, candidato alle elezioni europee con la lista Tsipras, e autore di inchieste ed articoli proprio sulla famiglia Proto. Per uno di questi il cronista ha ricevuto una querela. Mazzeo - noto anche per il suo impegno contro l'installazione del Muos a Niscemi - spiega come il nome di Salvatore Proto e dei figli viene fuori nel 1997 dall'inchiesta della Direzione investigativa antimafia sulla gestione degli appalti nella base militare di Sigonella. Tra gli elementi esaminati nell'operazione denominata Saigon (conclusasi con l'assoluzione di tutti e 16 gli imputati accusati di associazione mafiosa in concorso, estorsione e turbativa d'asta) figura il presunto smaltimento di rifiuti ospedalieri e tossici anche all'interno del sito di contrada Tiritì. Mazzeo spiega come la base - che si appresta a ospitare un numero importante di droni, gli aerei senza pilota guidati proprio dal Muos - debba essere riconvertita a uso civile. Un appello che non incontra il favore del pubblico presente, dato che la vicinanza con Sigonella ha tenuto in vita a lungo l'economia del Comune. «Un mercato drogato», precisa il giornalista. Che, sul fronte dei rifiuti, parla della «politica emergenziale con cui si amministra la cosa pubblica. La Regione - sostiene - invece di sanzionare, innesca l'emergenza e autorizza l'ampliamento». Come molti dei suoi detrattori, anche Mazzeo è diffidente sull'operato dell'ex assessore Marino. «Alla vigilia della crisi di governo viene fuori quel documento che dovrebbe imporre la bonifica - racconta con tono asciutto ma coinvolgente - Saremo noi a pagare quella bonifica». E conclude: «Questa città non ha pagato solo in termini di qualità ambientale, ma anche in salute».

«Proprio quando avevamo perso le speranze, sono arrivati questi provvedimenti», dice Massimo La Piana riferendosi alle misure prese dall'ex assessore Nicolò Marino. «Per noi è stata la conferma che, in barba a chi diceva che eravamo talebani, avevamo ragione». Il prossimo primo cittadino, spiega La Piana, avrà davanti a sé un percorso preciso. Chiedere alla Procura di Catania come si sta svolgendo l'inchiesta che, esattamente un anno fa, ha portato al sequestro di parte dell'impianto saturo di contrada Tiritì - «e se ci sarà un processo, il sindaco deve costituirsi parte civile», precisa -; verificare se è vero che siano stati smaltiti rifiuti speciali; infine chiedere conto dei controlli ambientali. «Motta e Misterbianco non possono passare alla storia come i paesi della discarica, i paesi dove si muore».

 

[Nella foto di Mariella Ferrara, la collina che domina la discarica, poggio Guardia]

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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