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Iblis, a rischio la sentenza di domani
Santapaola jr: «Credo ancora nella giustizia»

Era prevista per domattina l'ultima pagina di una delle più imponenti indagini della provincia di Catania sulle presunte collusioni tra politica, mafia e imprenditoria. Adesso in forse dopo la decisione della Cassazione di accogliere la richiesta di ricusazione della corte di uno degli imputati. L'ultima udienza si era chiusa con le parole di uno dei protagonisti del caso: Vincenzo Santapaola, figlio di Nitto, presunto capo-ombra di Cosa nostra etnea e uno dei personaggi più enigmatici dell'inchiesta

Claudia Campese

Più di tre secoli di condanne per sciogliere uno dei nodi più ingarbugliati della provincia di Catania. Quello che lega insieme mafia, politica e imprenditoria. Era questa la richiesta della procura di Catania per il processo Iblis, dal nome del diavolo in arabo, che domani dovrebbe arrivare alla sua pagina conclusiva con la sentenza. Una macchina giudiziaria andata avanti per quasi due anni e mezzo ma che potrebbe incepparsi proprio alla fine. La corte di Cassazione ha infatti accolto il ricorso dell'imputato Giovanni D'Urso riguardo la sua istanza di ricusazione della corte che domani dovrebbe giudicarlo. Richiesta in un primo momento respinta dalla corte d'appello che adesso se la ritrova sulle proprie scrivanie dopo la decisione della Cassazione. E che potrebbe provocare uno stop del processo ormai alla fine oppure lo stralcio della posizione di D'Urso e il pronunciamento della sentenza per gli altri 21 imputati. Posizione quest'ultima preferita dal collegio giudicante, pressato dall'imminente scadenza delle misure di custodia cautelare per alcuni personaggi dell'indagine.

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