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Il Parco archeologico incassa 130mila euro
La Regione intasca e non restituisce nulla

Catania è seconda solo a Roma per le testimonianze romane. Ma dal 2010 l'ente etneo che le gestisce aspetta di staccarsi dalla Regione e di diventare autonomo. Perché nel 2013, a fronte di migliaia di euro di ricavi versati nelle casse regionali, Palazzo d'Orleans ha ricambiato con solo 500 euro di contributi. Un problema politico a cui se ne affianca uno culturale: «I catanesi non sanno di avere una città archeologica», spiega Maria Grazia Branciforti, direttore dell'ente. Guarda la video-intervista

Catania è la città italiana con più testimonianze di epoca romana. Seconda solo a Roma. Un primato - insieme a quello di essere l'unico parco urbano siciliano - che negli anni è rimasto impigliato nelle maglie politiche della Regione Siciliana e nella lotta mai sopita per il potere tra il capoluogo etneo e Palermo. Il simbolo è la mancata istituzione ufficiale del Parco archeologico greco-romano di Catania, annunciata, poi ritirata e di nuovo attesa nel corso negli anni. Così oggi il parco-museo cittadino non è ancora un ente autonomo e trasferisce il cento per cento delle sue entrate all'erario regionale. Ricevendo in cambio gli spicci per gestire la maggior parte dei beni archeologici etnei. Un problema politico a cui se ne accosta uno culturale: «Non esiste nei catanesi la consapevolezza di essere una città archeologica», spiega Maria Grazia Branciforti, direttore dell'istituendo Parco. Che in questa video-intervista a CTzen racconta l'organizzazione della struttura e le sue attività, insieme a un'analisi del flusso dei visitatori - più stranieri che catanesi - e delle possibilità future.

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