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Terme Achilliane, la Chiesa incassa
Mentre il Comune paga e la Regione tace

La proprietà di una delle principali testimonianze romane di Catania è stata oggetto di contesa tra l'ente Chiesa Cattedrale, l'amministrazione etnea e i vari rappresentanti cittadini dei Beni culturali regionali. Querelle risolta nel 2007 dall'allora sovrintendente Gesualdo Campo con una decisione contestata e che costituirebbe un pericoloso precedente per i beni italiani. Ma sulla vicenda il superiore dipartimento siciliano non si è mai espresso

Claudia Campese

Un edificio pagano che si estende per circa cento metri sotto piazza Duomo. Sono le cosiddette Terme Achilliane, oggi considerate tra le principali testimonianze romane di Catania, ma che vantano un altro primato: essere il bene archeologico più conteso della città. In una gara a tre fra il Parco archeologico etneo, il Comune di Catania e l'Ente chiesa cattedrale, impegnati in una contesa giuridica che non è mai stata portata davanti a un giudice. Nel 2007, è l'allora sovrintendente ai Beni culturali etnei Gesualdo Campo a risolvere la questione in favore della Chiesa, che oggi stacca i biglietti per turisti e cittadini. E, almeno sulla carta, anche in favore del Comune di Catania, che ufficialmente non ha mai avanzato alcuna pretesa. Ma non pochi dubbi sulla reale proprietà sono stati sollevati invece dal Parco in una memoria inviata nel 2011 al dipartimento regionale Beni archeologici. Una nota rimasta senza risposta e di cui oggi sembra essersi persa ogni traccia, eccetto quella del numero di protocollo.

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