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Aci Catena, guai per l'ex sindaco Nicotra
Corte Conti: «Danno erariale da 60mila euro»

Dopo il rinvio a giudizio per l'accusa di falso e tentata truffa, nuova grana per il deputato regionale di Articolo 4. La Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti lo accusa di aver creato - negli anni in cui era sindaco di Aci Catena - uno staff personale di consulenti esterni in maniera illegittima

Simone Olivelli

Avrebbe causato un danno erariale di quasi 60mila euro. È questa l'accusa rivolta dalla Sezione giurisdizionale siciliana della Corte dei Conti, presieduta da Luciana Savagnone, al deputato regionale Raffaele Pippo Nicotra. I fatti risalgono al periodo in cui Nicotra fu sindaco di Aci Catena: tra la fine del 2008 e la metà del 2011, l'allora primo cittadino nominò alcuni consulenti esterni che a vario titolo andarono a formare il suo staff personale.

Il tutto, però, secondo i giudici contabili sarebbe stato viziato da plurimi elementi di illegittimità e illiceità in quanto la legge prevede che la creazione di uno staff alle strette dipendenze di un sindaco possa avvenire soltanto per perseguire «le funzioni di indirizzo e di controllo attribuite dalla legge agli Organi di governo del Comune». La ricerca operata da Nicotra - sostiene la Corte dei Conti - riguardò la copertura di ruoli ben diversi: da quello di direttore artistico per le manifestazioni culturali ad addetto alle problematiche in materia di protezione civile,  passando per la funzione di collaboratore per il corretto uso e sviluppo del territorio in materia di opere pubbliche e quello di collaboratore per problematiche inerenti la lotta all'evasione tributaria.

«Il tenore di tutte le nomine - scrive la Corte dei Conti - è alquanto criptico e seriale, e quindi in contrasto con il principio di chiarezza e trasparenza, corollari del canone costituzionale di buona amministrazione». I giudici riportano un esempio: uno degli assistenti di Nicotra fu prima nominato collaboratore per il corretto uso e sviluppo del territorio, per poi essere pagato per l'impegno prestato nella lotta all'evasione. Ma la Procura regionale si spinge poi più in là, ritenendo l'oggetto degli incarichi «assolutamente generico ed evanescente» e sottolineando come ciò impedisca di comprendere «perché ciascun componente è stato nominato, che attività in concreto doveva svolgere» e inoltre di appurare «l'adeguatezza e la proporzionalità del compenso previsto». A ciò poi va aggiunta l'accusa di essersi rivolto a professionalità esterne, anziché ricorrere al personale già in forza al Comune, senza chiarirne il motivo: «In violazione del principio generale di preventiva fruizione delle risorse interne - si legge negli atti - [...] nei provvedimenti di nomina non si dava alcuna contezza dell'insussistenza di professionalità interne o, comunque, delle ragioni della preferenza di professionalità esterne rispetto al personale interno».

Secondo la Corte dei Conti, il deputato di Articolo 4 - che a giugno è stato rinviato a giudizio dalla Procura di Catania con l'accusa di falso e tentata truffa per fatti inerenti la stessa sindacatura - avrebbe agito «non solo con un'inescusabile negligenza e leggerezza gestionale, ma anche con vero e proprio dolo». Per i giudici contabili, infatti, il dolo è da ritenersi «l'unico elemento psicologico logicamente compatibile con le plurime, reiterate e disinvolte violazioni di legge». Le criticità che caratterizzavano gli incarichi peraltro - sottolinea la Procura regionale - erano state a suo tempo segnalate a Nicotra dal collegio dei revisori dei conti con una nota del 18 maggio 2009, alla quale poi seguì, due mesi dopo, una risposta da parte del direttore generale che però, scrive la Corte, «nulla dice sulla estraneità a funzioni di indirizzo politico dei compiti conferiti».

Sul proprio operato, Nicotra ha cercato di fare chiarezza producendo una memoria difensiva che però non è stata ritenuta sufficiente a chiarire le contestazioni, in quanto si limita a sostenere che «la natura temporanea e fiduciaria degli uffici posti alle dirette dipendenze del sindaco per l'esercizio delle funzioni di indirizzo politico giustifica qualsiasi nomina». Di parere del tutto avverso è infatti la Corte dei Conti, che adesso chiede a Nicotra di restituire il totale delle somme - 59.875,23 euro - più le spese legali in favore dello Stato - elargite per oneri economici «ingiustificati e inutili per l'Ente». La prima udienza avrà luogo il prossimo 14 gennaio davanti alla Sezione giurisdizionale della Corte dei Corti di Palermo.

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