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Mafia, processo Fiori Bianchi, condanne per 369 anni
Alla sbarra il faccendiere a Roma dei Santapaola

Duro colpo a Cosa nostra catanese. Condannati nel processo di primo grado diversi capigruppo dei quartieri di Catania. Assoluzione per Giuseppe Bosco figlio degli imprenditori catanesi attivi nel settore della ristorazione e supermercati. Per lui erano stati chiesti otto anni

Dario De Luca

Sono serviti molti minuti al giudice Anna Maggiore per leggere il dispositivo che ha inflitto complessivamente 369 anni di carcere agli imputati del processo di primo grado Fiori Bianchi 3, scaturito dall'operazione antimafia del 16 aprile 2013 condotta della Dda di Catania e dalla compagnia provinciale dei Carabinieri, allora diretta da Giuseppe La Gala. Più di cento indagati, di cui 60 imputati nel processo con il rito abbreviato, ritenuti dagli inquirenti appartenenti al nuovo organigramma di Cosa nostra catanese riconducibile alla famiglia mafiosa dei Santapaola-Ercolano. Nell'inchiesta emerse la capillare spartizione  del territorio. Una suddivisione fatta nei quartieri della città e della provincia con l'alternarsi al vertice di tante vecchie conoscenze delle cronache giudiziarie. Una mafia tradizionale ancorata alle origini che operava con i gruppi del Villaggio Sant'Agata, Picanello, Ottanta palme, Civita, Cibali, Librino, Lineri ma anche con quelli dei paesi di Acireale, Belpasso, Mascalucia, Paternò, Fiumefreddo e Riposto. Le accuse contestate a vario titolo andavano dall'associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, estorsioni, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti e rapina.

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