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Quando nacque c'era la luna, fiaba per adulti
Un viaggio agrodolce di sapore etneo

Dora Muccio, scrittrice catanese, è l'autrice di un volume ambientato nei dintorni dell'Etna. Un percorso attraverso il tempo, nel quale il passare degli anni scorre a velocità ridotta. Al centro della trama il racconto degli sfollati della seconda guerra mondiale che trovarono rifugio alle falde della muntagna

Sergio Mangiameli

Ci sono storie che devono essere raccontate solo in un modo. Una di queste è Quando nacque c’era la luna, romanzo di Dora Muccio, catanese, ex insegnante di lettere, uscito da pochi giorni per i tipi toscani di Sidebook (in città si trova a scaffale presso la libreria Prampolini). L’incipit è come mettere in moto un’auto d’epoca: «Carmelo aveva visto la luce in un casolare sperduto nella campagna brulla e desolata dell’isola…». Che non è come dire Mattia nasce al quarto piano del plesso di ostetricia del Policlinico. E da lì, nella corretta sequenza grammaticale dell’antico cambio manuale senza sincronizzatore, si viaggia alla stessa velocità dimenticata dell’asino, sul quale scappa Carmelo da un padre padrone. Le stelle quasi piovono dentro, in un desiderio immenso di giustizia e di sogni di riscatto di una vita senza scopo, dove il faro è la natura. Dapprima, come il contorno imponente del vulcano – che è l’Etna – che guida il viaggio di Carmelo, poi come il grembo della stessa Muntagna, la valle – che è la Val Calanna – luogo di scoperte e di cambiamenti continui.

L’autrice scrive così nella quarta di copertina: «A questo passato di ambienti naturali e di legami umani oggi scomparsi, mi sono ispirata per narrare questa storia che va letta come una fiaba per adulti». Appunto, un viaggio a bordo di un mezzo d’epoca, dove gli odori stuzzicano memorie lontane fino ai brividi, e lasciano vedere Floriana – che non si fa fatica a leggere Zafferana – di settant’anni fa.

È tutto un viaggio Quando nacque c’era la luna, anche attraverso le donne magnifiche, targate con lo stesso ceppo – Mariarosa, Mariantonia e Mariateresa –, e le donne vittime – le Singer. Magnifiche e vittime rispetto sempre agli uomini, che sono rozzi e analfabeti, oppure motivati professori e abili artigiani ma lontani dall’arte dell’ascolto verso le proprie donne, oppure ancora soldati inappropriati che sbagliano il tempo dell’amore. L’uomo fugge, l’uomo torna, ma è la donna che decide, in questo viaggio agrodolce, di sapore tipicamente etneo. Con una trama che si snoda attraversando momenti di storia popolare, raccontando quasi dal vivo la vita degli sfollati in montagna e della favolosa comunità autosufficiente che salva le persone dalla guerra, si arriva proprio alla notte di luna piena, quando qui nella valle incantata, nasce Marialuna. 

Nasce solo lei, quassù in questo luogo meraviglioso che dopo sarà cancellato da una colata di lava. E sarà sempre la natura, in ultimo a mettere la firma a questa storia. La macchina d’epoca si ferma e il motore va spento. Adesso cambia tutto, la tradizione può essere interrotta. «La montagna si accese, bagliori infuocarono il cielo. Marialuna fece spegnere le luci e si sporse dal letto per assistere allo spettacolo».

(Quando nacque la luna, Dora Muccio, Sidebook editore, 175 pp, 12 euro)

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