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La commissione parlamentare rifiuti in Sicilia
«Cuffaro, Lombardo, Crocetta: gli stessi problemi»

Un rapporto con le discariche private «di palese illegalità a livello amministrativo». Un deficit finanziario importante. Un sistema di impianti che ha lacune «di tutti i tipi e di tutti i generi». E poi l'interesse immutato dei clan mafiosi. Quello dipinto da deputati e senatori al termine della tre giorni in Sicilia è un quadro a tinte fosche 

Carmen Valisano

Foto di: radiocl1.it

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«Facevo parte della commissione anche nel 2010. Non mi sembra che ci siano stati cambiamenti in positivo. Quando non funziona l'ordinario, nello straordinario si infila di tutto». Il quadro dipinto da Alessandro Bratti, presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sui rifiuti, al termine dei tre giorni di sopralluoghi in Sicilia è sconfortante. «Siamo vicini a una situazione di emergenza. Durante le ultime tre gestioni (i governi regionali guidati da Totò CuffaroRaffaele Lombardo e quello in carica di Rosario Crocetta, ndr) le problematiche relative ai rifiuti non sono state affrontate». 

Lungo l'elenco delle note dolenti: differenziata ai livelli più bassi in tutta Italia, problemi sulle costituzioni degli Ato, un «deficit finanziario importantissimo», un sistema di impianti che ha lacune «di tutti i tipi e di tutti i generi». «Non sono impianti, sono delle buche», precisa con semplicità e un pizzico di amarezza Stefano Vignaroli, deputato del Movimento 5 stelle. Il nodo cruciale: la gestione dei rapporti con le discariche private, definito «di palese illegalità a livello amministrativo». E il dubbio principale è quello relativo alla volontà di chi dovrebbe controllare. «Non è chiaro se è una disorganizzazione voluta perché avvantaggia alcuni potentati economici rispetto ad altri».

Alle falde dell'Etna è l'impianto di contrada Valanghe d'inverno, a Motta Sant'Anastasia, il protagonista delle audizioni e dei documenti raccolti. Qui il gruppo ha anche effettuato un sopralluogo e incontrato gli esponenti dei comitati civici No discarica. Più volte il discorso di Alessandro Bratti torna sulla vicenda giudiziaria che tocca la gestione dell'impianto della Oikos spa, azienda coinvolta assieme ai gestori di Mazzarrà Sant'Andrea (in provincia di Messina) e di Agrigento nell'inchiesta della procura di Palermo Terra mia sfociata in un processo giunto alle prime battute. Un caso che, assieme alla presunta corruzione di un dirigente regionale, Gianfranco Cannova, vede una serie di «accuse molto pesanti tra dirigenti», oltre a «controlli ambientali carenti». Una vicenda che, sebbene parta dai corridoi dell'assessorato regionale all'Ambiente, «non risparmia Catania», precisa il presidente della commissione.

Le attività della discarica di Motta sono gestite dai tre commissari nominati dal prefetto - quello catanese è il primo provvedimento interdittivo antimafia applicato nel settore -, ma l'impianto di biogas continua a riversare gli utili - stimati in tre milioni di euro - nelle casse della famiglia Proto. E all'ombra delle vasche costruite nella valle del fiume Sieli si susseguono le segnalazioni di «contributi a politici e presenze di parenti degli amministratori locali tra i dipendenti». Secondo le informazioni della commissione, «se al 31 marzo non cambierà nulla, la discarica non dovrebbe più accogliere rifiuti». Ma sul suo destino gravano le stesse incertezze che incombono sulla struttura ormai esaurita della contigua contrada Tiritì. «Per il post mortem (le attività di bonifica, ndr) non ci risultano stanziamenti», afferma Bratti. 

Sempre nel Catanese, un nuovo fronte potrebbe aprirsi sulla Sicula trasporti, titolare dell'impianto di Grotta San Giorgio che ha appena ricevuto le autorizzazioni all'ampliamento da 500mila metri cubi. Se i titolari hanno spiegato ai parlamentari che tutto l'iter è stato condotto regolarmente, «l'impianto pare che non sia in ordine», affermano guardandosi quasi con imbarazzo i parlamentari. Che esprimono la «difficoltà a comprendere come i privati possano andare avanti in queste condizioni». 

Altro aspetto messo in risalto dalla commissione è l'infiltrazione mafiosa: «C'è e continua a esserci un forte interesse dei clan». Tanto che nelle relazioni raccolte dalla commissione, l'unica provincia dalla quale non sarebbero emersi rapporti con Cosa nostra è la sola Caltanissetta. Nel corso della tre giorni in Sicilia sono stati sentiti anche i sindaci indicati dalla prefettura etnea oggetto di intimidazioni e pressioni per l'assegnazione di appalti nel campo della raccolta dei rifiuti. «Spesso nella gestione delle gare chi partecipa è una sola azienda», sottolinea il parlamentare.

«È anomalo che la metà dei rifiuti della Sicilia venga a Catania», interviene Vignaroli (M5s). Che spiega come il nucleo operativo ecologico dei carabinieri ha solo sette uomini per indagare anche sulle piccole discariche. «Le procure hanno difficoltà». Alla commissioni sono arrivate segnalazioni «su una serie di rapporti di origine corruttivo. E rapporti molto stretti tra dipendenti, gestori e amministratori». Un esempio potrebbe essere quello di Agrigento, dove «ci siamo soffermati molto sulla discarica di Siculiana». Sono stati passati al vaglio i rapporti tra la famiglia Catanzaro, proprietaria del sito e gli amministratori locali, e le modalità attraverso le quali sono state rilasciate le autorizzazioni. Ma, così come per la struttura nel Messinese, ancora non vengono dati dettagli. 

Quello concluso oggi è il primo di tre sopralluoghi che toccheranno anche il resto della Sicilia, con visite anche in provincia di Messina e nei grandi poli industriali dell'isola. «Abbiamo ascoltato l'ex assessore Nicolò Marino e l'attuale assessora, Vania Contrafatto, oltre all'ex dirigente Marco Lupo». Nelle prossime missioni - condotte da Dorina Bianchi (Nuovo centrodestra), Stella Bianchi (Partito democratico), Miriam Cominelli (Pd), Renata Polverini (Forza Italia), Vignaroli (Movimento 5 stelle), Giuseppe Compagnone (Grandi autonomie e libertà), Pamela Orrù (Pd), Bartolomeo Pepe (Misto), Laura Puppato (Pd) - «incontreremo Rosario Crocetta e altre persone legate all'amministrazione regionale», promette il presidente Bratti. Sono stati trattati anche i casi relativi ad Amia ambiente e al processo Ofelia, così come al caso dei sei operai del Comune di Mineo morti mentre lavoravano nel depuratore

Al termine della sconfortante relazione, la sensazione è che ci si trovi davanti a una situazione gravissima, che non lascia scampo a possibilità di trovare soluzioni a breve termine. Forse un commissariamento? «Non possiamo decidere per la Regione», risponde Bratti. Ma, allo stato attuale, il mondo dei rifiuti viene descritto come una bomba pronta a esplodere: «Può solo peggiorare, non si vedono miglioramenti di sorta».   

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