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Regione rinnova le autorizzazioni alle discariche
Nel Catanese i rifiuti di gran parte della Sicilia

Fino al 7 maggio la munnizza di Messina, Enna, Ragusa, Catania, Trapani e Siracusa verrà abbancata negli impianti della Sicula Trasporti e della Oikos spa. Sulla prima pende un periodo di verifiche della funzionalità, alla seconda lo stesso assessorato all'Ambiente aveva revocato le autorizzazioni nove mesi fa. Secondo i comitati civici di Motta e Misterbianco «il nuovo decreto firmato da Crocetta è un atto gravissimo». Guarda la mappa 

Carmen Valisano

«Se al 31 marzo non cambierà nulla, la discarica non dovrebbe più accogliere rifiuti». Così rispondeva  Carlo Brattipresidente della commissione parlamentare d'inchiesta sui rifiuti, a quanti gli chiedevano il destino dell'impianto della Oikos a Motta Sant'Anastasia, in contrada Valanghe d'inverno. Una dichiarazione smentita dal rinnovo agli sbancamenti concesso martedì 31 marzo fino al 7 maggio dal presidente della Regione Rosario Crocetta e dai vertici dell'assessorato all'Ambiente.

Via libera alle attività sia alla discarica catanese di contrada Volpe, di proprietà della Sicula trasporti - nonostante la diffida che «prevede lo svolgimento di un periodo di verifica della funzionalità dell'impianto» - e a quella gestita da Domenico Protouno degli imprenditori coinvolti nel processo Terra mia che si sta celebrando a Palermo. Sulla struttura mottese pende la richiesta di revoca delle autorizzazioni che - secondo gli inquirenti - sarebbero state ottenute illegalmente grazie a un sistema corruttivo messo in piedi da un funzionario regionale, Gianfranco Cannova, anche lui imputato per corruzione. Una disposizione che viene dagli stessi uffici che, da allora, continuano a reiterare le autorizzazioni. 

«Rilevato che sul territorio della Regione siciliana da qualche mese è acclarata la situazione di deficit nell'impiantisica regionale tra l'altro più volte manifestata al governo nazionale», da Palermo è giunto il nuovo via libera fino a maggio. Una decisione, recita l'ordinanza, causata dall'impossibilità a «reperire una disponibilità ad accogliere tale quantità di rifiuti presso gli altri impianti pubblici e privati di smaltimento ubicati nel territorio regionale, i quali non sarebbero comunque dotati di adeguati impianti di trattamento biologico». 

A pesare sull'emergenza contribuiscono anche la chiusura lo scorso febbraio della discarica trapanese di Campobello di Mazara e il sequestro da parte della magistratura di Messina dell'impianto di Mazzarà Sant'Andrea. «Considerato che la discarica di Bellolampo non è, allo stato attuale, in condizione di ricevere i rifiuti prodotti nella maggior parte dei Comuni della Provincia di Palermo», l'unica soluzione è dirottare la quasi totalità della spazzatura prodotta nell'isola nella provincia di Catania. 

In blu i Comuni che fanno riferimento alla discarica Oikos, in rosso quelli diretti alla Sicula trasporti

In favore della Oikos - che al momento è sotto una gestione prefettizia, ma che riceve utili stimati in tre milioni di euro dall'impianto di biogas - si è espressa anche l'Azienda sanitaria provinciale di Catania che ha emesso un parere lo scorso 26 marzo. Fino al 7 maggio, dunque, potranno essere accolte 1040 tonnellate di munnizza al giorno dai Comuni degli Ato di Enna, Messina, Ragusa. Più quelli delle province di Catania e Siracusa. Alla Sicula trasporti, invece, sono dirottati i rifiuti di parte del territorio Messinese, della zona acese e del Calatino, oltre agli Ato di Trapani e Messina. Attività confermata anche per la discarica di Siculiana, di proprietà della famiglia Catanzaro, che accoglierà i camion provenienti dalla provincia di Caltanissetta. 

Secondo Josè Calabrò, attivista di uno dei comitati che da anni si battono per la chiusura dell'impianto di Motta Sant'Anastasia, «il nuovo decreto firmato da Crocetta è un atto gravissimo». Calabrò fa parte del gruppo attivo a Misterbianco, Comune vicino alla struttura della Oikos. Lunga la lista di richieste che i cittadini avanzano ai vertici regionali: «Chiediamo l'immediata l'immediata chiusura della discarica, che avrebbe dovuto cessare l'attività da mesi, e la revoca di questo decreto». Altro tema fondamentale è l'avvio del processo di bonifica della contigua discarica di contrada Tiritì, chiusa da quasi due anni e gestita sempre dalla famiglia Proto. «Per 40 anni lì sono arrivati rifiuti non pretrattati». 

Ma, secondo Josè Calabrò, «la cosa ancora più grave è che la Regione non sta compiendo gli atti che deve fare - esclama - L'emergenza è lo scandalo degli scandali». L'iter proposto dai comitati, che ricalca le direttive europee in norma di rifiuti, prevede la chiusura delle discariche che - come quella mottese - presentano criticità per liberare i territori. «Poi deve esserci l'immediata attivazione di discariche intermedie e nel frattempo, dato che la situazione è questa, si devono inviare i rifiuti all'estero». 

Il passo successivo è l'uscita dall'emergenza «con un nuovo piano per i rifiuti. Da tre anni un orribile sostituto viene sbandierato - afferma Calabrò - Un progetto che prevedeva come strategica la nostra discarica», sbotta con amarezza. L'obiettivo, così come richiesto dall'Unione europea, è «andare a rifiuti zero: discariche residuali e lontano dai centri abitati. E, inoltre, si devono fare iniziative per far sì che la differenziata diventi una regola comune, perché non è possibile che le discariche diventino delle miniere da poter sfruttare».

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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