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Acireale, mozione sulle dipendenze patologiche
Ma lo sconto per i locali senza slot è inutilizzato

Da sei mesi gli esercenti acesi che tolgono le macchinette hanno una riduzione del 50 per cento sulla Tari. Eppure finora nessuno ha aderito: «Farebbe risparmiare qualche migliaio di euro, una cifra non così importante rispetto al giro di soldi che vi ruota attorno». Domani una mozione sul tema verrà discussa in consiglio comunale

Simone Olivelli

Informare la cittadinanza sugli effetti deleteri delle dipendenze allo scopo di prevenire comportamenti patologici. È questo il tema della mozione che domani sera verrà discussa dal consiglio comunale di Acireale. Il testo, proposto dall'esponente di maggioranza Sabrina Renna, punta ad attirare l'attenzione su problematiche che, nonostante coinvolgano un'ampia fetta della popolazione, tendono sempre più spesso a essere considerate come fenomeni connaturati all'odierna società. E se per quanto riguarda l'alcol, le sostanze stupefacenti e il tabagismo, la pericolosità è riconosciuta dai più, discorso diverso va fatto per il gioco d'azzardo; realtà che oggi non rimanda più alla clandestinità ma agli innumerevoli luoghi pubblici in cui è possibile tentare la fortuna a costo di rimetterci – e di norma accade – parecchio denaro. Dal canto suo l'amministrazione comunale – dopo i proclami di un anno fa quando nel corso della campagna elettorale il futuro sindaco Roberto Barbagallo si disse d'accordo ad avviare politiche di monitoraggio e di contrasto del gioco d'azzardo – ha disatteso le aspettative di chi auspicava un impegno più deciso nella lotta alla ludopatia.

Tuttavia un piccolo intervento, sotto forma di incentivo alla rimozione delle slot machine era stato previsto la scorsa estate: nel corso della discussione sulle aliquote Tari, il consiglio comunale approvò all'unanimità un emendamento proposto dal consigliere di minoranza, Antonello D'Agostino (Partito democratico), in cui si prevedeva la riduzione del 50 per cento per cinque anni della tariffa Tari per tutti quegli esercenti che si impegnavano «a disinstallare integralmente dalla propria attività apparecchi di video poker, slot machine, videolottery o altri apparecchi con vincita in denaro» oltre che a garantire di non reintrodurli per almeno un lustro.

A distanza di più di sette mesi, però, la misura sembrerebbe non aver portato ad alcun risultato. E se a far nascere il sospetto di ciò basta percorrere le strade della città e imbattersi nell'apertura di nuovi centri di gioco, la conferma ufficiale arriva dagli uffici comunali: «A oggi – spiega il funzionario responsabile dell'ufficio Entrate e Tributi – non abbiamo ricevuto alcuna istanza di riduzione della Tari per la disinstallazione delle slot».

Sul mancato sfruttamento di tale possibilità, specialmente in tempi caratterizzati da un'elevata pressione fiscale, i diretti interessati si trincerano perlopiù sulla mancata conoscenza dell'opportunità: «Non sapevo di questa possibilità», dichiara velocemente un esercente prima di tornare a servire un cliente. Ma al di là della presunta poca pubblicità data al provvedimento, tra i motivi principali all'origine della decisione di continuare a lavorare con le slot ci sarebbe proprio l'aspetto economico: «Pagare il 50 per cento di Tari per cinque anni – commenta un avventore che assicura di giocare con moderazione – farebbe risparmiare qualche migliaio di euro, ma si tratta di una cifra non così importante rispetto al giro di soldi che ruota attorno alle macchinette». E conclude: «Rinunciare alle slot per pagare meno tasse è inverosimile».

Il mancato appeal dell'incentivo fiscale – a cui va aggiunta, nel caso di Acireale, l'assenza di misure riguardo gli orari di apertura e chiusura delle sale slot e la definizione di criteri ben precisi che impediscano l'installazione di macchinette vicino a luoghi sensibili come le scuole – riducono di fatto le possibilità per gli enti locali di intervenire nel controllo di un fenomeno che per portata andrebbe affrontato in maniera più profonda dal legislatore.

A riguardo, però, i segnali che giungono da Regione e governo nazionale non sono dei migliori. Infatti se da Palermo sono state rese note a inizio anno linee guida per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio di gioco d'azzardo patologico che a detta del fondatore dell'associazione Dipendeda, Gioacchino Cutrupia, appaiono quantomeno «confuse», è di questi giorni la polemica a caratura nazionale riguardante il decreto su cui il governo guidato da Matteo Renzi è al lavoro per riformare il settore del gioco d'azzardo: per molti, però, le ipotesi al vaglio più che ridurre il fenomeno della ludopatia andrebbero in direzione opposta, imponendo alle Regioni e ai Comuni che hanno preso misure più restrittive di rivedere le proprie posizioni.  

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