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Pulvirenti cambia strategia difensiva
«Confessando ha evitato il carcere»

La difesa del patron del Catania è cambiata dal giorno dell'arresto a quello dell'interrogatorio in tribunale. «Cerca di ottenere il massimo delle attenuanti - spiega a MeridioNews un avvocato penalista che preferisce restare anonimo - Le pene più severe saranno per la squadra, di sicuro retrocessa con penalizzazione»

Marco Di Mauro

«Ammettendo parte delle responsabilità contestategli dalla procura, il patron del Catania ha evitato il carcere». Un avvocato penalista - che preferisce restare anonimo - analizza per MeridioNews le ragioni che potrebbero avere motivato il cambio della linea difensiva di Antonino Pulvirenti. Il giorno dell'arresto, attraverso l'avvocato Giovanni Grasso, il presidente dimissionario del Catania ha dichiarato all'Ansa di essere «estraneo alle accuse e certo di potere dimostrare totale estraneità ai fatti». Cinque giorni dopo, «ha ammesso di aver avuto dei contatti con altri soggetti al fine di condizionare il risultato di alcuni incontri. Tuttavia - sostiene la nota dei suoi difensori - è convinto che tali contatti non abbiano avuto nessuna incidenza sull’esito degli incontri in questione». Ad assisterlo, di fronte al giudice per le indagini preliminari, stavolta c'era anche Fabio Lattanzi, noto avvocato del foro di Roma.

La strategia dei difensori di Pulvirenti «punta, com'era prevedibile, a ottenere il massimo delle attuanti», spiega il legale. L'accusa è comune ad altri cinque indagati. Truffa, punibile con la reclusione da sei mesi a tre anni, e frode sportiva, da due a sei anni. La disponibilità a collaborare con gli investigatori «esclude nella maggior parte dei casi la reclusione in carcere», a meno che non emergano nuovi elementi. Sostenendo inoltre che i contatti non abbiamo influito sul risultato delle partite, l'obiettivo della difesa potrebbe essere ottenere la rimodulazione dell'accusa in tentata truffa e tentata frode. Che prevedono la riduzione da un terzo fino a due terzi della pena. La confessione inoltre «anticipa di solito la scelta di andare a processo con rito abbreviato», procedimento che garantisce lo sconto di un terzo della pena.

Nel corso dell'interrogatorio svolto in tribunale, il patron ha raccontato di avere tentato le combine solo per salvare il Catania. Negando di avere scommesso sulle gare oggetto dell'inchiesta I treni del gol. «Non sono finora emersi suoi contatti diretti con i calciatori indagati - fa rilevare il penalista -, sempre tenuti da intermediari», secondo l'accusa. E infine avrebbe dichiarato di essere stato indotto a questi comportamenti a causa della pressione ambientale. Nel corso della stagione Pulvirenti ha più volte denunciato alle autorità competenti di essere stato oggetto di minacce. «Se ritenute valide e provate, queste condizioni – spiega - possono valere le attenuanti generiche», che varrebbero fino a un altro terzo ancora di sconto. Sulla stima della riduzione incide anche la confessione, «che manifesta l'intenzione di collaborare alle indagini». Avere risposto alle domande del gip Fabio Digiacomo «potrebbe valere anche la revoca o l'attenuamento della misura cautelare». Gli arresti domiciliari a cui è sottoposto potrebbero essere ridotti a obbligo di firma o annullati.

«Le conseguenze più pesanti le rischia il Catania», ammette l'avvocato sentito da MeridioNews. «Le società di calcio non rischiano nulla sul penale», ma presto le carte dell'indagine passeranno alla giustizia sportiva. «L'interessamento diretto del presidente del club in una combine vale la matematica retrocessione diretta con in più diversi punti di penalizzazione». Ciò a causa della cosiddetta responsabilità oggettiva, conclude «che non è riconosciuta dalla giustizia ordinaria e che rende i club responsabili anche per i comportamenti di terzi».

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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