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Di notte in spiaggia, falò, grigliate e ricotta salata
Usi e costumi del Ferragosto all'ombra del Liotro

La due giorni più attesa dell'estate è ormai alle porte e i catanesi di tutte le età si preparano a trascorrerla al meglio. Perché, una cosa è certa, per gli etnei rimasti in città, il 14 e il 15 agosto non sono roba da scherzarci sopra, ma vanno pianificati nei minimi dettagli. A costo di preparativi estenuanti. Ecco il contributo speciale di una nostra ex redattrice

Perla Maria Gubernale

Ferragosto odi et amo. La due giorni più attesa dell'estate è ormai alle porte e i catanesi, giovani e meno giovani, si preparano a godersela al meglio con amici e parenti. Perché, si sa, per il catanese il Ferragosto è sacro. Ed è per questo che, oltre a essere l'appuntamento estivo più atteso, per molti è anche il più temuto. Per i nati sotto al Liotro che decidono di restare in città, infatti, nulla tra il 14 e il 15 agosto può andare storto: se tutto non va alla perfezione, il catanese la vive alla stregua di un affronto. Come se una notte e una giornata abbiano il potere di determinare le sorti di tutta l'estate. Ecco perché, per non deludere le aspettative generali, niente può essere lasciato al caso. E, anche se il programma, nella maggior pare dei casi, è identico a quello dell'anno passato, i preparativi, spesso, possono essere davvero estenuanti. Tra trasferte al mare o in montagna, serate in compagnia e le immancabili grandi abbuffate.

Cominciamo dalla notte del 14 agosto, appuntamento immancabile per i giovani catanesi. Ecco perché iniziano a pensarci intorno al primo di giugno, tormentando gli amici con la fatidica domanda: «Che facciamo a Ferragosto?», reiterandola in media una volta ogni due giorni, fino a diventare quotidiana a ridosso della fatidica data. E se chi la propone lo fa con l'entusiasmo di un bambino nel giorno del suo compleanno, chi la subisce, tende a ignorarla o, al massimo, la ripropone al vicino, per non addossarsi la responsabilità di decidere le sorti dell'intera comitiva. Si narra di gente che per sottrarsi al temuto quesito abbia posticipato le ferie a settembre, «ché c'è più fresco, meno confusione e costa pure di meno». E c'è anche chi, incapace di reggere la pressione di una proposta sbagliata, alla fine abbia seriamente accarezzato l'idea di dare pacco agli amici per partecipare alla cena in famiglia, con annesso gran torneo di Burraco, a casa della zia. Sicuramente più noioso, ma molto meno stressante.

Ma alla fine, il giovane catanese non riesce a resistere al richiamo del Ferragosto e, in un modo o nell'altro, riesce sempre ad organizzare qualcosa. Tra le opzioni più gettonate il classico festone a casa dell'amico/a con villetta al mare/in montagna. La preparazione consiste nell'andare tutti insieme la mattina a fare la spesa al supermercato, finendo a spendere tutto il budget disponibile in roba tipo vodka al frutto del dragone e gelato artigianale alla violetta. E alla fine, dopo aver mangiato e bevuto in dieci l'equivalente del cenone di Capodanno in un resort di lusso, si finisce tutti a dormire sulle sdraio disseminate strategicamente per tutto il giardino.

Altro grande classico è la serata in discoteca. Rigorosamente all'aperto, meglio se in riva al mare, da scegliere tra le decine di eventi musicali disseminati per tutta la costa ionica, da Capomulini ai lidi di viale Kennedy. Di solito si va dopo la cena in famiglia, con ancora in corpo svariati etti di pasta al forno e melanzane fritte, il giusto carburante per affrontare una notte all'insegna delle danze sfrenate. Tra i contro della scelta troviamo il temuto ingresso in lista, almeno un'ora di fila in auto per raggiungere il locale e la certezza di essere mangiati vivi dalle zanzare. Pratico anche l'abbigliamento: tacchi da 15 centimetri per lei, perfetti per scatenarsi sulla sabbia, e pashmina per lui, immancabile anche se la temperatura esterna sfiora i 35 gradi alle undici di sera. Ma vuoi mettere la bellezza di ballare sul bagnasciuga, sotto le stelle, inebriati dal profumo della salsedine?

Ma per la maggior parte dei giovani catanesi Ferragosto è sinonimo di veglia in spiaggia. Un programma tra i più gettonati, ma che nasconde numerose insidie. Prima tra tutte, la preparazione del necessario per trascorrere la notte. C'è chi si occupa del menù, di solito composto da tonnellate di pasta fredda/insalata di riso, accompagnate da un numero imprecisato di buste di patatine e bottiglioni di nero d'Avola, e chi invece deve reperire tende, plaid e piumoni, per affrontare la notte all'addiaccio, che neanche per andare una settimana in campeggio in Siberia. Una volta sistemato il necessario nel bagagliaio, ci si mette finalmente in viaggio. Tra le mete più ambite, le belle spiagge del Messinese, da raggiungere già nel pomeriggio. Peccato che, proprio perché si tratta di un programma parecchio gettonato, la A18 si trasformi in un tappeto di automobili che si muovono alla velocità di un chilometro ogni dieci minuti. Alla fine, dopo ore di sofferenza, stipati come sardine dentro un'utilitaria senza aria condizionata, si riesce finalmente a raggiungere l'uscita per Roccalumera e a dirigersi verso la spiaggia prescelta. L'ultimo scoglio? Trovare parcheggio. Un'attività che di solito comporta il dover percorrere diversi chilometri, prima in auto e poi a piedi, carichi come muli da soma. Una volta giunti in spiaggia, e baciato il bagnasciuga come se fosse la terra promessa, ecco che finalmente può aver inizio la festa. Tra falò, bagno di mezzanotte e quell'amico chitarrista metal costretto sotto minaccia a strimpellare, tra le lacrime, Albachiara di Vasco Rossi.

Ma se la notte della vigilia la si passa con gli amici, il giorno di Ferragosto il catanese lo dedica interamente alla famiglia. E le famiglie etnee si dividono in due gruppi: quelli che vanno al mare e quelli che vanno in montagna. Il catanese del primo gruppo, già dalla mattina presto si mette in viaggio verso il mare, prendendo d'assalto le spiagge più ambite. E se Fondachello si trasforma in una enorme distesa di tende e gazebo dieciperdieci da far impallidire il più organizzato degli accampamenti berberi nel Sahara, le spiagge della Playa sono colonizzate da migliaia ombrelloni multicolor, frigoriferi portatili e tavolini da pic nic apri-e-chiudi. E trovare un metro quadrato dove stendere la tovaglia a Giardini Naxos diventa più difficile che firmare un contratto a tempo indeterminato. Ma il catanese, un posto dove sistemarsi con la sua numerosa famiglia lo trova sempre. E, dopo aver allestito sul bagnasciuga una versione in miniatura della sua cucina, può finalmente concentrarsi sul momento più atteso della giornata: il pranzo. E via con pasta con le zucchine fritte, con immancabile mont blanc di ricotta salata grattugiata al momento, cotolette grandi quanto una mano di Gianni Morandi, falsomagro annegato nella salsa, caponatina in quantità industriale, preparata rigorosamente la sera prima «perché deve riposare», e altre meraviglie gastronomiche a cui ai nati all'ombra dell'Etna non possono rinunciare, soprattutto al mare. Il tutto accompagnato da cassa di birra ghiacciata formato famiglia e immancabile fetta di muluni grande quanto l'Amerigo Vespucci, da magiare rigorosamente a morsi. E poi tutti a fare il bagno. Rotolando, ma felici.

Per quelli del secondo gruppo, invece, tra le mete preferite c'è l'amatissima pineta di Nicolosi, scelta per combattere la canicola agostana e passare una giornata all'aria aperta. Protagonisti indiscussi della festa i focolari, pronti ad accogliere ogni genere di leccornia carnivora, meglio se di provenienza equina. Ad accompagnare la grigliata, l'immancabile insalata di pomodoro e cipolla di Calabria, anch'essa ricoperta da quintali di ricotta salata. Il tutto completamente immerso nella tipica coltre di nebbia prodotta dalle decine di caddozzi di salsiccia messi ad arrostire sul fuoco. Quegli stessi caddozzi che, avanzati dal pranzo, nel pomeriggio, accompagnati da mezzo cucciddato di pane di casa e da una discreta quantità di vino padronale, andranno a soddisfare qual languorino provocato dalle numerose mani di briscola in cinque, giocate, come da tradizione, rigorosamente a soldi.

Organizzare il perfetto Ferragosto etneo, dunque, non è una passeggiata, ma ne vale sicuramente la pena. Perché, per i catanesi, ogni occasione è buona per far festa, e ogni ricorrenza bisogna godersela al massimo. Prendendo in prestito un aforisma di Miša Sapego: «Soffrirò, morirò. Ma intanto, sole, vento, vino, trallallà». E se nel trallalà includiamo anche il bel mare di Sicilia e una porzione abbondante di pasta alla norma è ancora meglio.

Buon Ferragosto! 

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