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Antenna Sicilia, da oggi tg non va più in onda
«Si facciano controlli su contributi e contratti»

Da oggi il telegiornale della nota emittente non sarà più trasmesso. Sono diventati effettivi, infatti, i licenziamenti dei 14 giornalisti della redazione. «Forse i più giovani saranno richiamati a partita Iva», racconta Flaminia Belfiore, volto storico del piccolo schermo etneo. Ma la questione potrebbe non essere chiusa

Luisa Santangelo

«Io c'ero 36 anni fa, il giorno dell'inaugurazione con Pippo Baudo. E ci sono oggi che il telegiornale chiude. Mi preparavo ad andare in pensione l'anno prossimo, facendo una festa. Invece me ne vado così, cacciata». Flaminia Belfiore è stata il volto del telegiornale di Antenna Sicilia letteralmente per una vita. Ed è tra i 14 giornalisti licenziati dalla società editrice, la Sige - di proprietà della famiglia Ciancio -, che ha sospeso tutte le attività giornalistiche dell'emittente regionale, la più importante della Sicilia orientale. Una decisione diventata definitiva ieri sera, dopo la conclusione dell'iter all'ufficio provinciale del lavoro. «Mancava solo l'ultima firma - commenta la giornalista - Sapevamo che non ci sarebbero state sorprese positive. Ma andremo avanti con un ricorso, il comportamento della società è stato quantomeno antisindacale».

Il capitolo sui licenziamenti ad Antenna Sicilia, insomma, non sarebbe ancora chiuso. «I sindacati hanno intenzione di chiedere l'intervento dell'ispettorato del lavoro, per verificare la regolarità dei contratti e dei versamenti contributivi a dipendenti e collaboratori delle aziende del gruppo Ciancio», spiega Belfiore. A questa operazione, si aggiungerebbe poi la denuncia sul comportamento della Sige, «spesso incoerente e contraddittorio». Soprattutto nell'applicazione del cosiddetto «contratto di rete, formalizzato a luglio 2014 ma attivo solo dall'8 dicembre dello stesso anno. In pratica Antenna Sicilia, Telecolor, La Sicilia web e le agenzie che si occupano della pubblicità e delle affissioni avrebbero dovuto lavorare in sinergia». Un'affermazione che si sarebbe tradotta, però, soltanto «in un'unica redazione: servizi e cameramen erano uguali sia per il tg di Antenna Sicilia sia per il tg di Telecolor. Cambiava solo la conduzione. Erano, nei fatti, due edizioni dello stesso giornale. Che prendevano contributi come se si trattasse di due giornali diversi».

«Conti alla mano - arringa Flaminia Belfiore - la redazione giornalistica costava ad Antenna Sicilia 210mila euro l'anno. Eppure la società lamenta perdite da milioni di euro. Perché nei bilanci della Sige sono state inserite spese che, in realtà, venivano fatte una volta sola per due testate. I lavoratori freelance, per esempio, servivano a entrambe le emittenti. E invece figurano tutte sulle spalle di Antenna Sicilia». Lasciando più libera Telecolor International, l'azienda che invece è proprietaria della rete televisiva omonima. «Ma non nascondiamoci dietro un dito: si tratta sempre della famiglia Ciancio. Hanno scelto chiaramente di tagliare noi per mandare avanti altri. E infatti Telecolor, che era in liquidazione fino a luglio dell'anno scorso, è stata ricapitalizzata».

A mancare, quindi, non sarebbero i soldi. Bensì la voglia di andare avanti. «Hanno offerto tre mesi di stipendio a quelli di noi che non procederanno con la vertenza - continua Belfiore - Sono stati acquistati i diritti per le partite del Catania e vengono annunciati i casting per le nuove puntate di Insieme, che non sarà più condotto da Salvo La Rosa, che ha scelto di andare via prima della fine. Insomma: gli investimenti continuano». E non è neanche escluso che alcuni dei giornalisti adesso licenziati possano rientrare dalla finestra, dopo essere stati buttati fuori dalla porta: «Si tratterebbe di un copione già visto anni fa, quando sono stati mandati a casa i tecnici. Alcuni sono stati richiamati a partita Iva, ripresi a lavorare senza orari né tutele. Io sono in una posizione diversa, ho i figli grandi e la mia carriera l'ho fatta, ma i colleghi più giovani potrebbero essere costretti ad accettare condizioni che somigliano allo strozzinaggio». 

Da oggi, intanto, il telegiornale non andrà più in onda. «Ce ne andiamo con l'amarezza di chi ha creduto tanto in un progetto e se lo vede portare via per logiche non chiare», sostiene la cronista. Che conclude: «Non sono sempre stata del tutto d'accordo con le decisioni che sono state prese. Forse, davanti a certe notizie ho alzato il sopracciglio e non ero contenta. Ma credo che questo stia alla base del lavoro giornalistico esercitato con spirito critico. Non avrei mai creduto che potesse finire così». 

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