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Nuova darsena, inchiesta sul torrente Acquicella
Tra gli indagati Acernese, a capo del cda Tecnis

Due giorni prima dell'inaugurazione in pompa magna, la procura di Catania ha concluso le indagini su cinque persone, accusate - a vario titolo - di falso ideologico e di interventi illeciti in una zona sottoposta a vincolo ambientale. Al centro della vicenda, il fiume. Che nelle planimetrie sarebbe stato spostato

Oltre un chilometro di banchine, 120mila metri quadrati di piazzali, sette ormeggi e anche una nuova inchiesta giudiziaria. Sono i numeri della darsena commerciale del porto di Catania. Inaugurata a luglio 2015 dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e tornata al centro delle cronache ieri dopo il cedimento di 700 metri quadrati di calcestruzzo. Ma a finire sotto la lente d'ingrandimento della magistratura non sono i problemi strutturali. Al centro di un'indagine c'è la fase di progettazione dell'opera. Due giorni prima che sul cemento della nuova banchina venisse infranta una bottiglia di champagne, per cinque indagati veniva emesso l'avviso di chiusura delle indagini.

Tra tutti spicca il nome di Riccardo Acernese, attuale presidente del consiglio di amministrazione di Tecnis, accusato di aver realizzato illecitamente interventi edilizi in una zona sottoposta a vincolo ambientale. Il colosso delle costruzioni fondato da Mimmo Costanzo e Concetto Bosco Lo Giudice, assieme alla Pietro Cidonio spa (impresa romana specializzata in lavori di ingegneria idraulica), ha effettuato i lavori nell'area portuale: un appalto da 60 milioni di euro, che negli anni è cresciuto fino a sfiorare il tetto degli 80. A essere indagato assieme ad Acernese, con la stessa ipotesi di reato, è anche Pietro Viviano, direttore dei lavori per l'Autorità portuale, committente dell'opera. Con loro ci sono pure i professionisti romani Franco Persio Bocchetto, Giuseppe Marfoli e Maria Cristina Pedri. Sugli ultimi tre, in concorso tra loro, pende inoltre l'accusa di falso ideologico.

Secondo i magistrati etnei, Persio, Marfoli e Pedri avrebbero omesso di indicare, nello studio di impatto ambientale che hanno realizzato, la presenza del corso e della foce del fiume Acquicella. Un fatto, quest'ultimo, denunciato tramite un esposto dal comitato civico Porto del sole, che per anni si è battuto contro la realizzazione della darsena. Nelle planimetrie della zona sarebbe stata alterata la rappresentazione grafica del corso d'acqua. Un passaggio decisivo, secondo gli investigatori, per l'ottenimento dei pareri favorevoli dell'assessorato comunale ai Lavori pubblici e del ministero dell'Ambiente. Documenti necessari all'Autorità portuale, stazione appaltante, per portare avanti i lavori.

L'intera vicenda ruota, dunque, attorno al torrente Acquicella. La cui foce sarebbe stata spostata, nelle tavole grafiche, di circa 180 metri. Per finire poco distante dalle banchine, costruite per accogliere le navi traghetto per il trasporto merci che transitano dal porto etneo. A quattro mesi dall'inaugurazione della darsena davanti a sindaco ed esponenti politici, alla struttura - che è già attiva - manca ancora l'ultimo collaudo. Era stato il braccio destro di Matteo Renzi, Graziano Delrio, a brindare con il primo cittadino Enzo Bianco per la costruzione di una nuova «storia di successo» all'ombra dell'Etna, come l'ha definita lo stesso ministro. «Dobbiamo dimostrare che Catania è all'altezza delle grandi città del Nord», diceva a luglio.

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