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Museo egizio, sede a Catania è solo una proposta
«Speriamo si faccia presto, ancora niente accordo»

Il sindaco Enzo Bianco ha già definito il luogo: il convento di via Crociferi. Ma la fondazione che gestisce il Museo delle antichità egizie di Torino frena: «Finora si è trattato di due incontri preliminari. Nessun aspetto è stato esaminato», dice Evelina Christillin. Annunciando un sopralluogo in città

Luisa Santangelo

«La sezione verrà ospitata in un piano del meraviglioso Convento dei Crociferi che stiamo finendo di restaurare. Da domani lavoreremo per realizzare questo bellissimo sogno». Sono le parole del primo cittadino etneo Enzo Bianco, che annuncia l'apertura di una succursale del Museo egizio di Torino a Catania. Una notizia certa per un fatto che pare imminente. Ma che la fondazione che gestisce il museo torinese smentisce a MeridioNews: «Al momento non è stato steso alcun protocollo d'intesa, ma ci sono stati soltanto dei colloqui informali tra il nostro museo, il sindaco e l'assessore competente del Comune di Catania», dice la presidente Evelina Christillin. Era stata lei ad anticipare, ai microfoni del Tg1, la proposta avanzata da Bianco.

«Ho pensato che anche i più grandi musei del mondo hanno spesso una filiale, come il Louvre», racconta il sindaco sulla sua pagina Facebook. E continua: «Ho subito proposto, insieme a Orazio Licandro, di aprire nella nostra città una sezione di uno dei più importanti musei al mondo di cultura egizia». Il Museo delle antichità egizie, con i suoi tremila e 300 oggetti esposti e i suoi 26mila reperti in magazzino, è il secondo al mondo dopo quello del Cairo. E uno dei dieci siti culturali più visitati d'Italia. L'offerta di ospitarne una parte, secondo il primo cittadino, sarebbe stata accolta «grazie alla credibilità di cui gode ‪Catania‬». Motivo per il quale  sarebbe stato «informato con grande soddisfazione il ministro Dario Franceschini», continua Bianco.

In realtà, però, quella che il capoluogo etneo ospiti alcuni pezzi della collezione torinese è solo un'ipotesi. «Lo ripeto, finora si è trattato di due soli incontri preliminari - continua Christillin, citata direttamente dal primo cittadino etneo - Nessun aspetto procedurale, organizzativo, scientifico e finanziario è ancora stato esaminato in dettaglio». L'augurio che si faccia, però, c'è: «Speriamo che il progetto possa presto divenire realtà», commenta la presidente della fondazione. «I costi di allestimento, nel caso si arrivasse a un accordo - precisa Evelina Christillin - sarebbero a carico dell'amministrazione catanese e siciliana, con un auspicabile intervento del Mibact». Una ulteriore precisazione, però, è d'obbligo: «Tutto questo sarà verificato e portato avanti dalle autorità isolane e nessun sopralluogo è ancora stato effettuato». Ma, dicono, lo sarà a breve.

«Da parte nostra rimangono vivi l'interesse per la proposta - conclude la presidente - La riteniamo positiva e proficua al fine di sempre maggiori collaborazioni tra enti culturali italiani, così come già avviene in molte parti d'Europa». Qualunque spostamento, però, dovrà essere vagliato dalla soprintendenza piemontese ai Beni culturali. È quest'ultima, infatti, la «responsabile della collezione egizia a noi attribuita in comodato trentennale». Per quanto riguarda il Museo egizio resta ferma la «disponibilità di concedere in uso alla sede catanese una parte importante dei nostri reperti». Ovviamente «sempre nel caso si arrivasse a un accordo». Cosa non ancora avvenuta. 

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