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Ricordando Fava, la figlia: “A Catania c’è ancora omertà”

Riprendiamo dal Giornale di Sicilia la cronaca della conferenza stampa di presentazione delle iniziative della Fondazione intitolata al giornalista ucciso il 5 gennaio 1984 per il venticinquesimo anniversario del suo assassinio

Rosa Maria Di Natale

Un libro e un DVD. Il primo è un volume di quasi quattrocento pagine che mette insieme inchieste e bellissime foto. Con una copertina che, da sola, racconta la storia di una vita. Il secondo è uno strumento multimediale che mette a disposizione di chiunque un prezioso patrimonio di memoria. A venticinque anni dalla morte di Pippo Fava, assassinato dalla mafia il 5 gennaio del 1984, la Fondazione che porta il nome del giornalista pubblica due prodotti editoriali e presenta un calendario legato ad un premio nazionale che quest'anno andrà allo scrittore Carlo Lucarelli. Ieri mattina al teatro Brancati c'era Elena Fava a presentare la ristampa di “Processo alla Sicilia”, e il dischetto contenente tutti i numeri della storica rivista "I Siciliani" in digitale. Obiettivo: ricordare che Fava amava raccontare la verità senza pudori, e non solo attraverso i giornali.

La figlia Elena non dice mai “mio padre”, ma parla di Giuseppe Fava, citandolo per nome cognome, come si conviene ad una persona che ha lasciato un segno nella storia di una terra e nella memoria collettiva. “Fava ci ha lasciato i suoi scritti, il concetto di giornalismo etico e di come la verità deve essere raccontata. Altri giornalisti sono stati uccisi dalla mafia. Ma Giuseppe Fava era il direttore di una rivista che lui stesso aveva fondato; non aveva nessuno alle spalle e fu l'unico a parlare delle collusioni tra la mafia e certe famiglie imprenditoriali di questa città”. Nella parole di Elena, che ieri ha parlato a lungo con i giornalisti, c'è ancora amarezza. Eppure nel 1998 si è concluso il processo "Orsa Maggiore 3" dove per l'omicidio di Fava, tra gli altri, venne condannato all'ergastolo il boss mafioso Nitto Santapaola, ritenuto il mandante. Un punto fermo in questo quarto di secolo. Ma non basta. “Nei primi anni dopo l'omicidio Fava si negava ancora che la mafia esistesse, si diceva che si trattava solo di comune delinquenza e che la mafia stava a Palermo. Abbiamo dovuto lottare contro questo movimento di silenzio a Catania. E in questa città c'è ancora omertà”. Il 5 gennaio, dunque, non può ridursi ad un pubblico necrologio. La famiglia e la Fondazione Fava – quest'ultima continua a sopravvivere con i propri mezzi, senza contributi della Regione Sicilia- credono che la battaglia più importante non sia mai terminata. Anzi. “Ci piacerebbe un movimento diverso a Catania, soprattutto una stampa diversa, una voglia di verità. Personalmente non credo che la stampa locale catanese sia libera”. Per la signora Elena rimane un ultimo rimpianto: attendere ancora che “L'ultima violenza” di Fava, l'opera teatrale ambientata in un'aula di tribunale che non viene rappresentata da 24 anni, torni sul palcoscenico.
Il programma del Premio (ma ne esiste uno parallelo a Palazzolo Acreide, città natale del giornalista) prevede per stasera alle 20, 30, sempre al teatro Brancati di via Sabotino 4, l'anteprima nazionale della puntata televisiva: “Giuseppe Fava, un uomo”, regia di Silvia Bacci. A presentarla sarà Giovanni Minoli. Domani è prevista una replica alla stessa ora. Il 5 gennaio l'appuntamento è alla lapide di via Fava, mentre alle ore 18.30, al centro culturale ZO, sarà la volta di “La memoria ritrovata. Giuseppe Fava 25 anni dopo”. Interverranno Claudio Fava, Anna Cànepa, Pino Miceli, Roberto Natale. Per l'occasione sarà consegnato il Premio “G. Fava” a Lucarelli. In serata, nei locali di CittàInsieme in via Siena, si terrà un incontro operativo dei “giornalisti di base” e di tutti i cittadini interessati alla libera informazione, per mettere in rete le esperienze di giornali di quartiere, informazione universitaria e di settimanali gratuiti spontaneamente nati a Catania ed attivi da tempo. Parteciperanno le redazioni de “La Periferica”, “I Cordai”, “Step1”, “uCuntu”, “Casablanca”, “Catania Possibile”, “Girodivite”, “Liberainformazione”. "Vogliamo che tutte queste risposte comincino a interagire fra loro. Abbiamo lavorato moltissimo in questi due anni. Adesso, cominceremo a coordinarci". Così si legge nel volantino di invito. Il titolo dell'iniziativa? Emblematico: “Non è finita la lotta di Giuseppe Fava: lavori in corso”.
Articolo pubblicato su “Il Giornale di Sicilia” (pag. 20 cronaca di Catania), sabato 3 gennaio 2009

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