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Iblis, la sentenza del processo in corte d'Appello
Sconti per boss Rosario Di Dio e Vincenzo Aiello

Confermata la condanna per l'ex deputato regionale Fausto Fagone e per gli imprenditori Francesco Pesce e Sandro Monaco. Unico assolto è l'imprensario Santo Massimino. Per lui la corte ha disposto anche la restituzione dei beni confiscati. 18 anni per il presunto capo di Cosa nostra Vincenzo Santapaola

Dario De Luca

Si chiude ancora un capitolo del processo Iblis. Questa volta tocca al processo ordinario, arrivato alla sentenza d'Appello dopo i 270 anni di carcere inflitti in primo grado. I giudici, dopo una lunga camera di consiglio iniziata questa mattina alle 10.30, hanno letto il dispositivo che condanna alcuni tra i principali protagonisti dell'inchiesta antimafia culminata con il blitz del novembre 2010. Legami tra mafia, imprenditoria e politica che però hanno beneficiato di qualche sconto. I tagli maggiori sono stati quelli per Rosario Di Dio, presunto boss di Cosa nostra tra Ramacca, Palagonia e Castel di Iudica. Nel processo di primo grado gli erano stati inflitti 20 anni, adesso scesi a 14; gli stessi che per lui aveva chiesto l'accusa in aula durante la requisitoria. Il motivo potrebbe essere collegato a quella che i pm ha definito «la sua fattiva collaborazione». Di Dio negli scorsi mesi ha iniziato a parlare con i magistrati etnei senza però diventare formalmente un collaboratore di giustizia. Due incontri - il primo avvenuto a dicembre 2014 - che hanno messo al centro delle accuse, come svelato da MeridioNews, l'ex presidente della Regione Raffaele Lombardo. Il politico, stando alle dichiarazioni, avrebbe chiesto l'intercessione del presunto boss per ottenere dei faccia a faccia con l'ex reggente operativo Angelo Santapaola. Favori e voti che l'ex vertice regionale ha sempre smentito. 

Vincenzo Santapaola, figlio del capomafia Nitto, è stato nuovamente condannato. La sentenza è la stessa del processo di primo grado quando gli anni di carcere per lui erano stati 18, perché considerato dai giudici «il successore del padre». Un ruolo che si sarebbe ritagliato nel tempo, «almeno a partire dal 2005», evitando di esporsi eccessivamente per evitare guai giudiziari. Da qui l'appellativo di 'u fantasma, coniato dal suo principale accusatore: il pentito Santo La Causa. Un capo dietro le quinte che nelle oltre 80mila pagine dell'inchiesta Iblis non viene mai menzionato in intercettazioni ambientali e telefoniche. La presenza di Santapaola jr non è nuova nelle aule giudiziarie. Dopo l'assoluzione nel 1993 nel processo Orsa Maggiore era arrivata la condanna a sette anni nell'inchiesta Orione in cui però viene escluso il suo ruolo di capo mafia. 

Condanna più lieve anche per Vincenzo Aiello che passa da 22 anni a 9. Il capo provinciale di Cosa nostra etnea è anche accusato dell'omicidio di Angelo Santapaola e Nicola Sedici, reato per il quale gli è stata di recente confermata in Appello la condanna all'ergastolo. Arrestato l'ultima volta nel 2009 durante l'operazione Summit, Aiello è da anni detenuto al regime del carcere duro. Secondo l'accusa, sarebbe stato lui l'elemento di collegamento tra imprenditoria e mafia. Tra gli imputati del filone processuale arrivato oggi a sentenza c'è anche Fausto Fagone, ex sindaco di Palagonia con un passato da deputato regionale all'Assemblea siciliana. In primo grado è stato condannato a 12 anni, l'esito in appello è stato lo stesso. Il politico è stato più volte fotografato sulla Catania-Gela nell'area del distributore di carburante gestito da Di Dio. Secondo l'accusa, i due avrebbero affrontato insieme anche alcuni affari in fondi off-shore in Svizzera. Durante le fase delle indagini, gli inquirenti immortalarono anche una trasferta romana tra i due. Esce invece assolto l'imprenditore Santo Massimino, dopo la condanna in primo grado a 12 anni i giudici lo hanno ritenuto innocente disponendo anche la restituzione dei beni che gli erano stati confiscati. 

Gli imputati:

Massimino Santo: assolto per non aver commesso il fatto e revoca della confisca dei beni.
Aiello Vincenzo: pena rideterminata in 9 anni.
Finocchiaro Carmelo: pena rideterminata in 14 anni.
Rindone Giuseppe: pena rideterminata in 8 anni.
Tomasello Giuseppe: pena rideterminata in 9 anni.
Di Dio Rosario: pena rideterminata in 14 anni.
Oliva Pasquale: pena rideterminata in 12 anni e 4 mesi.
Buscemi Giovanni: 12 anni
Brancato Giuseppe: 4 anni e 6 mesi
Carbonaro Angelo: 12 anni
Cocuzza Rosario: 4 anni e 6 mesi
Ercolano Mario: 12 anni
Fagone Fausto Maria: 12 anni
Filloramo Natale Ivan: 16 anni
Mogavero Carmelo: 5 anni
Monaco Sandro Maria: 12 anni
Oliva Massimo: 12 anni
Pesce Francesco: 12 anni
Santapaola Vincenzo: 18 anni
Somma Tommaso: 12 anni

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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