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Maxi-appalto sui rifiuti, l'attacco della ditta Dusty
«Requisiti d'accesso escludono imprese siciliane»

Il bando da 330 milioni di euro determinerà il servizio di raccolta della spazzatura nel Comune di Catania per i prossimi sette anni. Quasi allo scadere dei termini per l'accesso alla gara, l'azienda locale presieduta da Rossella Pezzino De Girolamo sostiene: «Ci sono criteri che favoriscono le ditte del Nord Italia»

Cassandra Di Giacomo

Scade domani il termine di presentazione delle offerte per partecipare al maxi-bando sui rifiuti da 330 milioni di euro del Comune di Catania e spuntano già le prime criticità. A sollevare la polemica è la ditta catanese Dusty attraverso una lettera - pubblicata dalla testata Sudpress - firmata dalla presidente Rossella Pezzino De Girolamo. Che, contattata da MeridioNews, spiega i motivi degli «ostacoli di partecipazione per le imprese siciliane». Due le problematiche che si riferiscono ad altrettanti requisiti d'accesso alla gara. «La percentuale di raccolta differenziata raggiunta per almeno 12 mesi su un totale di abitanti pari alla popolazione di Catania per la ditta che si presenta deve essere del 39 per cento», racconta. E poi «l'azienda deve essere iscritta al registro Emas (Eco-management and audit scheme)», continua. 

Due condizioni che «sono altamente restrittive perché nessuna delle imprese locali e siciliane (singolarmente o pure associate in un'unica azienda integrata) può garantirle - chiarisce Pezzino De Girolamo - Sono due criteri legati. E in Sicilia siamo fermi mediamente al 10 per cento, prendendo in esame i nove capoluoghi di provincia». Un fatto che non «permette alle aziende di ottenere la certificazione Emas», specifica l'imprenditrice. «Secondo noi, l'avere inserito questi criteri equivale a volere favorire l'imprenditoria del Nord Italia. Quelle ditte, dove c'è un sistema diverso, riescono a raggiungere facilmente percentuali di differenziata anche del 39 per cento», attacca. «Il Comune di Catania, il Conai (che ha aiutato l'amministrazione nella procedura del bando, ndr) e l'Anac sapevano benissimo tutto questo. Allora - afferma - che lo dicessero chiaramente». 

La situazione non è emersa adesso ma «è stata portata all'attenzione dell'assessore all'Ecologia (Rosario D'Agata, ndr), del direttore dell'ufficio comunale competente (Salvatore Raciti, ndr) e pure del sindaco Enzo Bianco», riferisce la presidente di Dusty. Il primo cittadino «l'ho incontrato personalmente per esporgli quelle criticità ma lui - dice - mi ha aperto le braccia, sostenendo di non sapere nulla perché del bando, mi ha detto, "Si stanno occupando l'assessore al ramo, il Conai e l'Anac"». «Com'è possibile che il sindaco non sappia nulla di un importantissimo bando sui rifiuti da tutti quei milioni di euro?», domanda Rossella Pezzino De Girolamo. Che ha inviato una nota in cui evidenzia le medesime problematiche alla presidente del Consiglio comunale Francesca Raciti.

A destare «il nostro stupore - continua la presidente di Dusty - è stato anche il termine ultimo fissato per la presentazione delle offerte, ovvero l'11 gennaio. Come si fa a scegliere una data immediatamente successiva alle festività di Natale, di Capodanno e dell'Epifania?», chiede. «Considerato che lavoriamo nel settore, abbiamo raggiunto determinati traguardi e competenze, capiamo che per prepararsi a questo bando ci vogliono come minimo tre mesi e questi noi non li abbiamo avuti. Chissà quante persone si stavano già preparando da tempo», attacca. Per cui la richiesta è «la revoca in autotutela dell'intera procedura», conclude. 

Secondo l'avvocatura comunale - che interviene sulla vicenda attraverso una nota istituzionale -, il bando «non favorisce le ditte del Nord ma mira ad alzare finalmente la qualità del servizio». «È stato stilato, dopo numerose interlocuzioni, in pieno accordo con l'Anac e con l'Urega (Ufficio regionale espletamento di gare per l'appalto, ndr), che poi gestirà la gara. Entrambi gli organi hanno condiviso i requisiti senza sollevare alcun rilievo specifico. Le condizioni che vi sono contenute - continua il comunicato - nascono dalle attuali normative, non si può prescindere dalle norme per consentire ad alcune imprese di partecipare ma bisogna attenersi scrupolosamente a esse nel rispetto della legalità e della trasparenza». L'amministrazione «ha voluto tutelare i lavoratori locali con la clausola sociale che ne permetterà l'assorbimento nella ditta che si aggiudicherà l'appalto», si legge. 

«Le ditte che volessero partecipare, anche quelle che non possiedono alcuni requisiti specifici, possono superare l'ostacolo attraverso un accordo con eventuali aziende che invece ne sono in possesso. Gli altri elementi inseriti nel bando servono per qualificare l'appalto di un servizio che per la Città di Catania è strategico e rappresenta una vera e propria svolta epocale e finalmente farà fare un salto di qualità nel servizio di raccolta dei rifiuti», conclude la nota dell'avvocatura comunale.

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