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Le altre falle nell'accusa contro il siriano Al Ghazawi
Il suo amico Mufid Abu Nader non è dell'Isis ed è vivo

Dopo la bufala del passaporto del Califfato nero, trovato nei cellulari del 21enne in arresto dal 2015, nuovi dubbi si addensano intorno a un'altra presunta prova della procura etnea: le foto con il capo della brigata Martiri di Daraa, per i magistrati morto e legato a Daesh. Ma gli esperti smentiscono. Guarda le foto

Claudia Campese

Abbigliamento da guerra e bandiere nere con scritte in arabo. Sono gli elementi per i quali Mufid Abu Nader «inequivocabilmente risulta appartenere ai militanti dello Stato islamico», per cui sarebbe anche morto. Almeno secondo la procura di Catania. E sono anche tra i motivi principali per cui il 21enne siriano Morad Al Ghazawi si trova in carcere da più di un anno con l'accusa di terrorismoSbarcato a Pozzallo a dicembre 2015, è stato arrestato perché trovato in possesso di sette cellulari - quelli di tutta la famiglia partita con lui, secondo il racconto della madre - e numerose immagini. Tra cui il finto passaporto dell'Isis ritenuto vero dai magistrati etnei e diverse foto collegate appunto ad Abu Nader, a capo del gruppo siriano Martiri di Daraa. Di cui lo stesso Al Ghazawi avrebbe detto di fare parte nel corso di un primo interrogatorio poco chiaro. Ma se il lasciapassare di Daesh si è presto rivelato una bufala, scarso fondamento sembrano avere anche le analisi delle foto incriminate, stando ai numerosi esperti contattati da MeridioNews

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