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Onda Latina, concluse indagini su morte di Dinu
Confermate accuse di omicidio per i due italiani

È arrivato la settimana scorsa l'avviso che ha messo un punto al lavoro degli investigatori sull'assassinio del ragazzo romeno, ucciso a colpi di pistola in via Scuto Costarelli all'alba dell'8 gennaio. Ipotesi di favoreggiamento per il titolare della discoteca che, insieme al buttafuori, avrebbe fornito informazioni vaghe

Mattia S. Gangi

Dopo numerosi incidenti probatori, svolti in questi mesi, è arrivato la settimana scorsa l'avviso di conclusione delle indagini sull'omicidio di Florin Dinu, il 26enne romeno ucciso a colpi di pistola in via Scuto Costarelli lo scorso 8 gennaio. Giunge dunque a un primo punto d'arrivo la lunga inchiesta che, a febbraio, ha portato all'arresto dei due presunti killer, Giuseppe Zuccaro e Dario Valle, accusati anche di aver tentato l'omicidio di un ragazzo marocchino e di un secondo cittadino romeno davanti alla discoteca Onda latina York club. Ipotesi di reato che vengono confermate all'interno del documento del pubblico ministero Massimiliano Rossi. Oltre a quelle già note, emergono anche altre figure accusate di fatti diversi. 

I due italiani presunti omicidi, una volta giunti all'interno del locale vicino al viale Libertà, avrebbero avuto addosso un coltello di 17 centimetri. Una volta scattata la rissa, che nel racconto degli inquirenti e dei testimoni sarebbe nata per apprezzamenti non graditi ad alcune ragazze romene, Dario Valle avrebbe utilizzato l'arma da taglio per minacciare di morte il ragazzo marocchino e altri amici delle donne. Come ricostruito dalle indagini, i due uomini sarebbero stati insultati e picchiati dai cittadini romeni e uno dei due, Giuseppe Zuccaro, sarebbe riuscito a scappare dall'aggressione. Proprio lui, infine, sarebbe tornato all'esterno del locale a bordo di una macchina con una pistola calibro nove, per sparare i diversi colpi che sono costati la vita a Florin e alcune ferite agli altri presenti. 

Secondo il pm inoltre, il ruolo di Valle inoltre sarebbe stato quello di attirare al di fuori del locale i ragazzi con cui avevano avuto il diverbio in precedenza e che, qualche minuto dopo, sarebbero diventati bersaglio del suo complice, fuggito poco prima presumibilmente per recuperare l'arma da fuoco. Ad aggravare le loro posizioni, infine, ci sarebbero l'avere agito con premeditazione e i futili motivi. La ricostruzione della dinamica dei fatti fornita dagli inquirenti, per molti aspetti, coincide con quella rilasciata in un'intervista esclusiva a MeridioNews dal fratello della vittima, Ovidiu Dinu. Il familiare aveva parlato di un'auto bianca a due posti dalla quale sarebbero partiti i colpi di pistola. Gli investigatori spiegarono inoltre che Valle e Zuccaro quella sera si sarebbero recati all'Onda latina York club sotto l'effetto dell'alcool.

Viene invece accusato di favoreggiamento Orazio Giordano, titolare della discoteca, che secondo la magistratura avrebbe indicato un orario diverso da quello reale sull'inizio della rissa all'interno del locale, e avrebbe dato informazioni poco precise sulla presenza di Zuccaro e Valle, per aiutarli a eludere le verifiche delle autorità. Stessa accusa, con l'aggravante di aver reiterato il reato, per il buttafuori che secondo gli inquirenti avrebbe negato di riconoscere i presunti autori dell'omicidio, dalle fotografie a lui mostrate, per aiutare Giuseppe Zuccaro.

Valle e Zuccaro sono stati catturati con tempi e modalità diverse. Il primo era stato individuato dai carabinieri subito dopo il fatto, negli istanti immediatamente successivi al suo ricovero, al Vittorio Emanuele di Catania. Dove l'uomo si era recato per farsi medicare alcune ferite riportate durante la rissa che avrebbe preceduto l'agguato mortale. Il secondo invece avrebbe fatto perdere le sue tracce subito, ma è stato preso dopo un mese dai militari in via Pisacane, nei pressi di corso Indipendenza. Il sospettato sarebbe riuscito a nascondersi grazie all'aiuto di due conoscenti, entrambi denunciati per favoreggiamento, che gli avrebbero fornito vitto e alloggio durante la latitanza. «Il mio assistito dice di non avere sparato - spiega l'avvocato Francesco Marchese, che difende Zuccaro e due presunti favoreggiatori - Inoltre, dagli atti, emergono delle incongruenze a proposito dell'orario della rissa. Gli aspetti da chiarire sono certamente molti».

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