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Mailgate a Unict, chiesti sei anni per Tony Recca
Ultima udienza a gennaio 2018, poi la sentenza

La procura di Catania vuole la condanna per i tre imputati del processo sull'invio di comunicazioni elettorali all'intero indirizzario email dell'ateneo di Catania. Si tratta dell'ex rettore Antonino Recca e dei due lavoratori dell'università Antonio Di Maria ed Enrico Commis. Per gli ultimi due, chiesti due e tre anni

Luisa Santangelo

Foto di: Ufficio stampa Università di Catania

Foto di: Ufficio stampa Università di Catania

Per la magistrata Raffaella Vinciguerra sono tutti colpevoli. E, nonostante le richieste di condanna diverse, tutti dovrebbero pagare. È il l'ultimo atto giudiziario - in ordine di tempo - della vicenda del cosiddetto mailgate all'università di Catania: le elezioni regionali del 2012 erano alle porte e a studenti e docenti dell'ateneo era arrivata una email che invitava a votare per la candidata Udc Maria Elena Grassi. Esponente dello stesso partito del rettore di quegli anni, Antonino Recca. Da allora di strada ne è passata e il processo è cominciato, entrato nel vivo ed è sul punto di terminare. Sul banco degli imputati siedono Tony Recca, il dipendente Antonio Di Maria (marito della candidata) ed Enrico Commis, all'epoca dei fatti responsabile dell'area informatica di Unict. Per il primo, la procura ha chiesto una pena di sei anni: le accuse sono di violazione del segreto d'ufficio, della normativa sulla privacy e di avere formulato promesse in cambio di una menzogna ai magistrati. Diverse sono, invece, le posizioni di Di Maria (chiesta condanna a due anni) e Commis (chiesti tre anni): il reato contestato a entrambi è solo quello di violazione del segreto d'ufficio.

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