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Droga Albania-Ct, il premier balcanico chiede verità
Le reazioni dopo l'approfondimento di MeridioNews

«La giustizia deve andare fino in fondo». Sono le parole del primo ministro albanese Edi Rama, a proposito dell'arresto del 39enne Moisi Habilaj, accusato di essere al vertice di un traffico transnazionale di marijuana. E, come svelato dalla nostra testata, cugino di un noto politico locale. Quest'ultimo, intanto, si difende

Luisa Santangelo

In Albania non si parla d'altro da ieri. Dopo che MeridioNews ha svelato che, tra gli arrestati dell'operazione Rosa dei venti della guardia di finanza, c'è anche il cugino dell'ex ministro dell'Interno albanese Saimir Tahiri, i legami tra i balcani e Catania sono al centro del dibattito politico. «Oggi gli albanesi hanno bisogno di sapere la verità - scrive su Facebook Edi Rama, primo ministro albanese in carica dal 2013 - La giustizia deve andare fino in fondo a questa storia, senza perdere tempo, e fare piena luce sui fatti». Dichiarazioni che non bastano all'opposizione di centrodestra. Il leader Lulzim Basha ha chiesto ieri le dimissioni del premier, proponendo anche l'istituzione di una commissione d'inchiesta antimafia. Tahiri, intanto, è stato costretto a difendersi pubblicamente e a smentire i legami col parente finito in manette, Moisi Habilaj. Il 39enne Habilaj sarebbe il vertice di un'organizzazione criminale specializzata nel traffico transnazionale di marijuana, che avrebbe nel capoluogo etneo tra i principali partner commerciali. 

«Trentamila glieli devo portare a Saimir», diceva intercettato. Riferendosi, secondo gli inquirenti, a somme che avrebbe dovuto consegnare proprio al politico. «Di criminali che usano nomi di politici o ministri per vantarsi delle loro attività illecite ce ne sono parecchi», risponde l'ex ministro dell'Interno dell'Albania, non più in carica da marzo 2017. «Chiederò alla procura di avviare immediatamente un'inchiesta su di me, su ogni aspetto della mia vita e del mio lavoro - aggiunge - Senza volermi fare proteggere dall'immunità parlamentare». Dei suoi rapporti di parentela con l'uomo accusato di essere un trafficante, però, non è la prima volta che si parla. A chiamarlo in causa sullo stesso tema era stato, due anni fa, il capo della polizia di frontiera di Valona, Dritan Zagani, che lo ha accusato pubblicamente di essere colluso con il crimine organizzato locale che si occupa di esportare marijuana dai Balcani. Secondo le rivelazioni del poliziotto - poi costretto a rifugiarsi in Svizzera perché sospettato di vendere notizie alle autorità italiane e per questo ricercato - i cugini del ministro avrebbero trasportato la droga anche sfruttando l'auto privata del politico

Una Audi A8 più volte monitorata di passaggio dalla frontiera greca ma non solo. La vettura, secondo il ministro, era stata venduta in nero ai cugini nel 2013. «Questo è stato il mio grande e unico errore - sostiene - non avere verificato prima a chi avrei dovuto vendere l'auto. Oltre a questo, nient'altro mi lega con i miei lontani cugini». Il veicolo è servito anche per arrivare a Catania. A bordo della vettura, assieme a Moisi Habilaj e a un suo presunto complice, ci sarebbe stata una partita di marijuana destinata a Sebastiano Sardo. Iano occhiolino di recente è diventato un collaboratore di giustizia, ma il suo è un passato da gestore del mercato della droga per conto del clan Cappello. Per le forze dell'ordine gli albanesi avrebbero piazzato la droga ai grossisti del settore. Che poi l'avrebbero rivenduta indifferentemente alle cosche non solo di Catania, ma anche di Siracusa e Ragusa.

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