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La Rete contro la paura

Il ruolo dei social network e della televisione satellitare del Qatar nelle rivoluzioni di piazza del Nordafrica: se n'è discusso sabato scorso al Festival del giornalismo di Perugia- Il popolo di Al Jazeera talk

Nelly Gennuso

“La paura, prima della primavera araba, è stata sempre un fattore paralizzante per il mondo arabo. Grazie a Internet, le piattaforme di Facebook e Twitter, cioè la prima rivoluzione informatica in questi paesi, il contratto sociale tra lo Stato e i cittadini è stato riscritto”. Così Ayman Mohyeldin, corrispondente di Al Jazeera English, lo scorso sabato durante l'incontro “Rivoluzione (mediatica?) in Tunisia ed Egitto” al Festival di giornalismo di Perugia. Un incontro organizzato con l'intento di chiarire il ruolo di Al Jazeera (media televisivo arabo) e Al Jazeera Talk (fondato nel 2006 e animato da molti giovani blogger) nelle rivolte arabe dalla Tunisia alla Libia. E di spiegare soprattutto il ruolo dei social network. “Al Jazeera talk è un progetto per il quale trecento volontari hanno scritto e scrivono ciò che succede per le strade dei Paesi in cui vivono. E lo filmano pure. E tutto questo poi lo condividono su Internet attraverso le piattaforme multimediali. Si tratta di una piccola redazione che all'inizio è stata sottovalutata dai governi. E quando il governo egiziano ha bloccato Internet, abbiamo utilizzato la mentalità di Facebook per diffondere ciò che stava accadendo” precisa Ahmed Ashour, direttore di Al Jazeera Talk.

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