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Clamoroso al Cibali, e nasce la radio moderna

Una frase divenuta proverbiale (anche se non si sa chi l’abbia pronunciata), una trasmissione – Tutto il calcio minuto per minuto – che ha segnato la storia della radiofonia. Se ne parla in un libro di Riccardo Cucchi presentato nei giorni scorsi alla Feltrinelli

Roberto Quartarone

La sigla con cui inizia la diretta ogni domenica, tante foto di volti che normalmente nessuno vede, ma di cui si conosce a menadito la voce, e le parole di un professionista della cronaca sportiva come Riccardo Cucchi presentano alla Feltrinelli il volume “Clamoroso al Cibali – Tutto il calcio minuto per minuto”, curato dal giornalista romano ed edito da Minerva già alla fine dello scorso anno. Una presentazione che arriva a vari mesi di distanza dalla pubblicazione e rende conto di un libro di quasi 250 pagine che ripercorre il cammino del programma domenicale attraverso immagini, storie e interviste ai protagonisti.

«Torniamo a casa! – dicono più volte l'autore, Niky Pandolfini e Tonino Raffa, altri due radiocronisti intervenuti – “Clamoroso al Cibali” è una frase nata a Catania e che ha segnato una trasmissione fondamentale nella storia della radio italiana. Iniziata come una sorta di prova generale in vista delle Olimpiadi di Roma nel 1960, ha poi generato la radio moderna: i collegamenti dai campi, l'importanza del tempo da dare a ciascun intervento, la simultaneità delle informazioni. E proprio queste sono alcune caratteristiche del nuovo modo di fare informazione attraverso l'etere».

Con un video curato da Raffa, il discreto pubblico presente in sala ha potuto riassaporare la storia degli ultimi cinquant'anni del nostro calcio vissuti ascoltando le radiocronache di “Tutto il calcio minuto per minuto”, che il 10 gennaio 2010 ha compiuto mezzo secolo. È la storia di un'Italia che si evolve parallelamente al suo sport nazionale, di personaggi che hanno rappresentato generazioni intere e hanno catturato anche chi non era interessato al mondo del football, di un linguaggio che cresce e s'arricchisce e consegna alla lingua italiana espressioni famose proprio come “Clamoroso al Cibali”, diventata di uso quotidiano sin dal 4 giugno 1961.

Proprio a quest'evento storico (almeno per il calcio italiano) viene dedicata buona parte della presentazione. Tra Pandolfini e Cucchi è presente anche Giorgio Michelotti, terzino di quel Catania che ebbe la forza di sconfiggere per 2-0 l'Inter che, vincendo in Sicilia, avrebbe ancora avuto la possibilità di vincere lo scudetto battendo nel recupero la Juventus. «Qualcuno ci offrì un assegno cospicuo – confessa a gran voce – ma noi rifiutammo: magari avremmo potuto dare il pareggio, ma dopo le offese di Herrera, che ci aveva chiamato postelegrafonici dopo aver vinto all'andata per 5-0, dovevamo dimostrare la nostra forza».

È andato perduto l'audio dell'esclamazione “Clamoroso al Cibali”, così come non si sa chi realmente la pronunciò (Ciotti? Carosio? Martellini?), ma l'eco dell'impresa rimase negli anni, pur caricandosi di tanti miti e leggende che ne hanno fatto un simbolo calcistico della vittoria del piccolo Davide contro il borioso Golia.

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