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Spagna, indignados al bivio

C’è chi li accusa di essere solo ragazzini poco preparati e di non proporre soluzioni concrete, ma i giovani che hanno affollato le piazze nove mesi fa continuano per provare a cambiare la società iberica

Roberto Quartarone

Sono passati nove mesi dallo sciopero generale del “27-S” e in Spagna si è tentato di dare una dimensione globale alla protesta contro la crisi (e non solo). È nato così il movimento del “15-M”, partito dallo slogan Democracia Real Ya e reso famoso dagli indignados, ovvero dai ragazzi più o meno giovani che si sono accampati nelle piazze di tutta la penisola iberica. Sfortunatamente, sono finiti sulle prime pagine dei giornali più per la violenta reazione della polizia di Barcellona al rifiuto dei manifestanti di lasciare plaza Cataluña che per i tanti eventi organizzati: le marce di protesta (come quelle che arriveranno a Madrid a fine luglio), le assemblee popolari, le attività culturali e sociali in piazza, l'occupazione di edifici abbandonati (a Cadice, ad esempio, il Valcárcel)…

Concretamente, però, cos'è cambiato? Il successo più importante è stato la presa di coscienza. Gli spagnoli si sono svegliati dal miracolo economico degli scorsi decenni e si sono sentiti ingannati dal potere politico e dalle banche, soffrendo in prima persona le conseguenze, come la disoccupazione e la difficoltà nel pagare i mutui. In più la classe politica si è dimostrata inadeguata a fronteggiare la crisi; per questo alle ultime elezioni amministrative il numero delle astensioni è stato altissimo e chi si è presentato alle urne ha premiato l'opposizione al governo, il Partido Popular. In Catalogna, dove le elezioni si sono svolte a novembre, ha trionfato il partito nazionalista CiU. Il cambiamento politico c'è stato, ma su posizioni più conservatrici.

Chi s'aspetta qualcosa di più, tuttavia, rimane deluso. «Ho la sensazione che non sia cambiato niente – dice Helena, che si è informata e ha seguito l'evoluzione delle proteste –. Sembrava che il movimento potesse cambiare la coscienza della gente, che potesse trasformarsi in una “rivoluzione” che smuovesse la passività e la mediocrità che ci ha “anestetizzati” per molto tempo, ma ora penso che si è trasformato in un gruppo antisistema che si oppone a tutto senza dare soluzioni serie. L'unica novità  sarà l'anno prossimo, quando alle elezioni vinceranno i popolari, che alla fin fine sono uguali ai socialisti. Per me, senza un cambiamento  dell'essere umano, attraverso lavoro, impegno, disciplina, non ci sarà nessun cambiamento generale».

Il problema è reale: non è chiaro come le manifestazioni possano influire sulla vita quotidiana degli spagnoli, quali benefici possano apportare e, soprattutto, come facciano a cambiare una situazione che si è sedimentata negli anni. E poi c'è anche la questione della visione che il movimento ha dato di sé. Prima delle elezioni qualcuno commentava: «Gli indignados? Quelli che dicono non votate né popolari né socialisti?» Chi s'è informato meno, ha spesso associato la protesta a Izquierda Unida, che effettivamente si è avvicinata alle piazze più degli altri. Non c'è il partito di sinistra dietro le proteste, però c'è chi è rimasto deluso perché la forza del 15-M, nelle premesse, doveva essere proprio la distanza dai partiti, per creare un movimento dal basso e in cui potessero sorgere nuove idee per attuare una rivoluzione nella politica tradizionale.

Il cambiamento però proseguirà, comunque vada: il 23 luglio le marce giungeranno nella capitale e si inizierà una nuova fase della protesta. In più, alcuni sostengono che sarà in autunno che si avrà una nuova accelerata. «Siamo in una fase preliminare - ha dichiarato al “Fatto Quotidiano” Arcadi Olivares i Boadella, economista e deputato del parlamento catalano, che ha denunciato in prima persona la repressione della polizia contro gli indignados -, il movimento è composto soprattutto da giovani con poca preparazione politica. Un mio collega diceva: “Questi ragazzi sono passati dalla playstation alla politica”. Siamo di fronte a un cambiamento radicale: lasciamo passare l'estate, al rientro si focalizzeranno 5 o 6 punti su cui proseguire la lotta, come la cancellazione delle ingiustizie sui mutui e la riforma elettorale. Considero il movimento fresco perché ha risvegliato le coscienze degli spagnoli rimbecilliti da calcio e tv. In questi mesi d'estate crescerà, e l'autunno sarà caldo».


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