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Iblis, in Cassazione il patto tra mafia e colletti bianchi
Storia dei quasi 3000 giorni dell'inchiesta del diavolo

I giudici ermellini decideranno sui ricorsi del filone ordinario. Dalla prima udienza sono passati anni, ma sono diversi i lati oscuri e gli stralci irrisolti. Nel 2010 la falsa notizia dell'arresto del governatore Raffaele Lombardo, poi una sequenza di pentiti e veleni: dalle richieste d'archiviazione alle imputazioni coatte

Dario De Luca

Il maxi-processo che ha messo sullo stesso piano mafia, politica e mondo imprenditoriale arriva in Cassazione per l'atto finale. Iblis, dal nome del diavolo in lingua araba, è l'inchiesta che ha tolto il velo sulle collusioni tra gli uomini delle istituzioni e i boss della famiglia mafiosa dei Santapaola-Ercolano. Dalla prima udienza, il 13 gennaio 2012, sono passati 2287 giorni. Quasi tremila dal blitz. In mezzo c'è una storia giudiziaria partita con i 48 arresti effettuati dal Ros dei carabinieri il 3 novembre 2010 e poi proseguita tra i colpi di scena. Sul banco degli imputati c'è un vero e proprio sistema, inquadrato dai pubblici ministeri Antonino Fanara e Agata Santonocito con una frase simbolo, utilizzata per aprire la requisitoria del processo di primo grado: «Ma la mafia era, ed è, altra cosa». Parafrasando lo scrittore Leonardo Sciascia per descrivere un'indagine che ha avuto nell'ex presidente della Regione Raffaele Lombardo il suo interprete più illustre, caduto in disgrazia nel momento di massimo splendore tanto da arrivare alle dimissioni alla fine di luglio 2012. Insieme, nei corridoi del palazzo di giustizia, al fratello Angelo, un tempo parlamentare autonomista; all'uomo della mortadella alla camera dei deputati Nino Strano; agli ex inquilini di palazzo dei Normanni Fausto Fagone e Giovanni Cristaudo e a un piccolo drappello di amministratori locali di Palagonia e Ramacca. Ma i giudici ermellini si occuperanno soltanto di alcuni di loro. Perché Iblis negli anni è stato diviso in otto procedimenti ognuno con vita propria. Passati da richieste d'archiviazione, falsi mandati d'arresto, imputazioni coatte, processi iniziati e poi interrotti, ricusazioni di giudici e collegi che si dichiarano incompatibili ad affrontare le udienze. 

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