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La lombricoltura per non andare via da Maletto
«Per restare occorre avere mentalità d'impresa»

L'humicum di lombrico è uno dei migliori fertilizzanti per il suolo, ma finora in Sicilia l'allevamento dei lombrichi non si era visto. Due ventottenni, Luca Tirendi e Salvatore Caserta, provano a invertire la tendenza con la loro azienda ubicata alle falde dell'Etna. «Bisogna credere nelle proprie possibilità», dicono

Giorgia Lodato

Foto di: www.biotica.bio.

Foto di: www.biotica.bio.

È stata la forte passione per la natura e l’ecosostenibilità a convincere i 28enni di Maletto Luca Tirendi e Salvatore Caserta. Era arrivato il momento di intervenire in prima persona, inventandosi qualcosa in grado di dare una risposta concreta all'impoverimento del suolo, dovuto alla continua asportazione colturale e al calo di sostanze organiche causato da scorrette pratiche agronomiche. «Abbiamo cominciato a curiosare in giro, cercando un progetto che potesse fruttare qualcosa per la nostra terra», racconta Luca. Entrambi provenienti dal campo edilizio, i due fondano così nel 2017 l’azienda Biotica.bio, specializzata nella produzione di fertilizzante organico naturale. Si punta tutto sulla lombricoltura, che permette di riciclare i materiali di scarto attraverso processi naturali, ricreando un prodotto considerato tra i migliori al mondo come ammendante organico, ovvero lhumicum di lombrico.

Il progetto è partito l'anno scorso dopo quattro anni di ricerche in giro per l'Italia. «In Sicilia non esistono lombricolture di produzione – spiegano i due - e prima di lanciarci in un nuovo business volevamo toccare con mano questo tipo di attività, credendo che anche qui da noi potesse funzionare». Per ora, a lavorarci, sono i due fondatori, che si augurano di essere presto attorniati da agronomi e gente del settore, con cui poter fare sinergia. «A quasi un anno di attività molta gente è incuriosita dal prodotto e lo apprezza – commenta Luca Tirendi - soprattutto perché oltre a essere naturale è generico, inodore e adattabile a qualsiasi coltura, quindi utilizzabile da chiunque, che siano aziende o privati».

Ma c’è ancora tanta strada da fare per far pareggiare i conti dell’investimento iniziale, tutto proveniente dalle loro tasche. «Le banche non ti aiutano se non dai garanzie, per fortuna ci sono i genitori a sostenerci e siamo ottimisti visto che abbiamo avuto dei buoni riscontri dalle prime vendite». E quello economico è solo uno degli aspetti che rende coraggiosa la scelta di restare a casa. «La cosa più bella è affrontare la tempesta – continua Luca - è la parte difficile che alla fine ti fa sentire un eroe. È bello sapere che stai facendo qualcosa per aiutare la tua terra e per dare anche agli altri l’idea che qui si può fare qualcosa, se si crede e si investe».

E loro credono molto nella Sicilia e in Maletto, un paese che negli ultimi tempi sta risentendo dell’abbandono da parte dei giovani talenti. «Non bisogna scappare, andare via, ma avere un po’ più di mentalità imprenditoriale, trovare il coraggio di investire e credere nelle proprie possibilità, senza aspettare che qualcuno ci dia qualcosa». 

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