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Giovanni Grasso, il grillino che cita Sturzo e La Pira
«Giochiamo per vincere, ma senza pacchetti di voti»

«Non ho mai votato a sinistra, e nella Prima Repubblica la qualità della politica era diversa». Il professore dell'istituto Bellini, candidato del Movimento 5 stelle alla poltrona di sindaco di Catania, si definisce «un moderato». Ma del Comune dice: «Non si apre ai cittadini e ha quasi una funzione estortiva»

Francesco Vasta

Dietro a un piglio da cattedra con venature talvolta sanguigne, il professore Giovanni Grasso, candidato sindaco del Movimento 5 stelle a Catania, cela un cuore democristiano. Avere dichiaratamente sostenuto Rita Borsellino alle Regionali del 2006 non fa di lui l'uomo di «sinistra radicale» che gli imprenditori parrebbero addirittura «temere», dopo averlo conosciuto durante alcuni incontri con le categorie. Lo racconta lui stesso, presentandosi senza neppure un santino elettorale in tasca: «Giro senza, non ci servono». E neppure essere oggi un leader locale del Movimento sarebbe, a suo dire, in contraddizione con letture che vanno da Giorgio La Pira a Piersanti Mattarella. Il docente dell'Istituto Bellini, 60enne, con gusto rievoca la Prima Repubblica quando c'è da spiegare cosa c'è che non va nella politica di oggi, a Catania e non solo. Grasso, dopo avere vinto, durante una consultazione interna al Movimento, la nomination a sindaco per un solo voto - 17 a 18 - su Matilde Montaudo, l'avvocata ora designata vicesindaca, ha atteso a lungo l'obbligatoria certificazione sulle liste che arriva dallo staff milanese dei grillini. Sono questi, per qualcuno, gli handicap che già in partenza avrebbero depotenziato la campagna catanese dei 5 stelle. Su cui pende, soprattutto, un imperativo: far dimenticare il flop del 3 per cento delle scorse Comunali, quantomeno puntando sul ballottaggio. Anche perché, solo tre mesi fa, alle Politiche, in città il Movimento ha toccato uno stratosferico 48 per cento

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