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Guido Vannucchi tra università e tv
«Digitale? L'Italia è impreparata»

Ospite della facoltà di Ingegneria, il guru delle telecomunicazioni parla del rapporto tra industria e mondo accademico, ricerca e fuga di cervelli. «Il rilancio del Paese si basa sui giovani: formazione universitaria ed esperienza all'estero. Per poi tornare». Alle soglie del 2012, si discute anche del nuovo standard di trasmissione televisiva, tra problemi e vantaggi

Perla Maria Gubernale

«Qualunque speranza di una ripresa italiana parte da una stretta collaborazione tra l'industria e l'università». È questa la ricetta anticrisi di Guido Vannucchi, docente universitario e guru delle telecomunicazioni digitali che, ospite della facoltà di Ingegneria di Catania, ha tenuto una conferenza dal titolo Cinquant’anni di telecomunicazioni digitali: dalla voce alla comunicazione globale di Internet 2.0. Un viaggio attraverso l'evoluzione delle reti e la storia delle applicazioni che hanno contribuito alla trasformazione del modo di comunicare nel nostro Paese, con uno sguardo anche ai mutamenti della società e ai pro e contro dell'era dei nativi digitali.

Con oltre mezzo secolo di esperienza nel settore, Vannucchi ha fatto la storia delle telecomunicazioni italiane: direttore generale di Telettra dal 1983 al 1990 e vicedirettore generale della Rai dal 1996 al 1998, oggi è docente di Architetture per reti e sistemi multi servizio al Politecnico di Milano, nonché attuale presidente di Ota-Italia, organismo dell’Autorità di Garanzia per le Telecomunicazioni (Agcom). Nel corso della sua carriera, Vannucchi ha contribuito attivamente all'invenzione e allo sviluppo di alcuni tra quelli che oggi sono i più utilizzati standard di trasmissione dati, tra cui il sistema di compressione Mpeg, l'Adsl e la diffusione di televisione digitale su reti terrestri. Lo abbiamo incontrato per parlare proprio di relazioni tra industria ed università, ricerca italiana, fuga di cervelli, ma anche di televisione e digitate terrestre.

Ascolta l'intervista a Guido Vannucchi

Vannucchi è sempre stato un fermo sostenitore della cooperazione tra industria e mondo accademico come elemento fondamentale di crescita industriale italiana, anche se, a detta del docente, «l'industria delle telecomunicazioni è stata distrutta in Italia, e questa cooperazione oggi, nei fatti, non c'è più». Rimettere in piedi questa collaborazione sarebbe la chiave per risollevare il Paese, ma «solo nei settori industriali che tendono a ricrearsi».

Molto importante in questo passaggio si rivela l'esperienza all'estero, che aiuta i nostri giovani a «sprovincializzarsi e a conoscere un mondo più vasto», a patto che non si trasformi solo in fuga di cervelli: «Andare o restare? È difficile rispondere - ammette lo studioso, che nel '63 ha conseguito un master science all'università di Stanford - Se si vuole essere ottimisti sull'Italia, si dovrebbe consigliare ai giovani di partecipare al processo di ripartenza, ma allo stesso tempo anche di andare all'estero per sfruttare poi, al rientro, quello che si è imparato». Sull'importanza di un periodo di formazione fuori dai confini italiani, il docente non ha dubbi: oggi diventa sempre più importante, «ma solo se in Italia si ricostruisce l'università, che ha ormai perso quella forza multidisciplinare che faceva dei nostri ingegneri delle figure estremamente attrezzate. Le persone eccezionali si trovano sempre - sottolinea - ma non dobbiamo contarle sulle dita».

Dal mondo accademico, l'attenzione si sposta sul digitale terrestre. A pochi mesi dal 2012 e dal passaggio definitivo di tutto il Paese al nuovo standard, la gente lamenta ancora problemi di ricezione e di sintonizzazione dei canali. «La campagna per la diffusione del segnale in Italia non è stata condotta bene - afferma Vannucchi, che negli anni scorsi ha contribuito all'avvio di un master in Televisione digitale -, nemmeno a livello di diffusione delle reti. La Rai, ad esempio, ha avuto dei problemi che poteva evitare. Queste criticità si supereranno nel giro di poco tempo, ma bisognava arrivare più preparati».

L'avvento della tv digitale porterà con sé anche numerosi vantaggi, come, ad esempio, la moltiplicazione dei canali. Ma, fa notare il docente, tutto «dipende da cosa mettono nei contenuti: se si tratta di porcherie, lo sforzo diventa inutile». Sicuramente, a causa dei problemi di trasmissione e di ricezione, il digitale terrestre ha ancora un grosso potenziale non sfruttato: «Lo scopo è quello di trasformare il televisore nel focolare attraverso cui ricevere, ad esempio, tutte le radio, entrare in internet, instaurare una condivisione con il calcolatore. Un mezzo completamente nuovo che apre infinite possibilità rispetto alla tv analogica».

 

[Foto di autowitch]

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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