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Gentiloni a Catania per il rush finale di Bianco
«Preoccupato, Paese che si isola cerca guai»

L'ex premier ha fatto un salto nel pomeriggio alla Vecchia dogana, al porto. Dove lo attendevano il sindaco uscente e una folla di sostenitori e politici locali. Gli investimenti del Governo sulla città e l'ansia per i primi passi dell'esecutivo Conte

Marco Militello

Foto di: Marco Militello

Foto di: Marco Militello

«Ci sono due cose - dice l'ormai ex premier Paolo Gentiloni - che tutti riconoscono a Enzo Bianco: è una persona di straordinaria competenza ed è innamorato di Catania, innamorato davvero». Applausi composti dal pubblico assiepato sulle poltroncine della Vecchia dogana. Gentiloni prosegue. «Pensate, mi manda quasi tutti i giorni - sorride - messaggi con foto delle sue iniziative: la fontana, l'aiuola». Altri applausi, stavolta conditi da qualche sorrisetto velenoso a denti stretti. Bianco, che ha fortemente voluto a Catania il presidente del Consiglio uscente per semi chiudere l'ennesima campagna elettorale, abbozza, seduto a pochi centimetri dal suo ospite. Ancora una volta, la scenografia, piegata al «neo civismo» del primo cittadino, è ridotta all'osso: due sedie, un microfono e uno schermo, su cui vengono trasmessi - soprattutto all'inizio della manifestazione - video che raccontano i cinque anni di Bianco visti da Bianco. 

Gentiloni va a braccio. Misurato, prudente, stabilmente in controllo. Anche quando alza il tono della voce. Poco prima del suo intervento aveva assistito ai video messaggi di sostegno di quelli che Bianco chiama i suoi «colleghi sindaci». Tra i quali non c'è Luigi De Magistrisassenza che MeridioNews aveva anticipato. «I governi Letta e Renzi - riprende l'ex primo ministro - e anche il mio hanno fatto molti investimenti su Catania». Il riferimento è in primo luogo al Patto per Catania. Quando poi l'analisi si sposta dal Sud allo scenario romano, la parola che ritorna con più frequenza è «preoccupazione». «Dobbiamo fare gli auguri di buon lavoro al nuovo Governo - avverte - ma mi preoccupano i numerosi comizi di ministri e di altri esponenti dell'esecutivo. Mi preoccupa, soprattutto, il linguaggio. Un Paese che si isola - aumenta i giri - non è un Paese sicuro: è un Paese che cerca guai». 

Accanto alla rivendicazione dei risultati ottenuti nell'ultimo anno, Gentiloni inserisce dosi massicce, forse sorprendenti di auto critica, da estendere anche al Pd. «Pur in buona fede - riconosce - non siamo stati sempre consapevoli delle cicatrici lasciate dalla crisi economica. Talvolta - insiste l'ex presidente del Consiglio - abbiamo dimenticato chi era rimasto indietro, i perdenti. La crescita economica non ha ridotto le disuguaglianze, e noi non ce ne siamo accorti abbastanza». Un linguaggio che farebbe impallidire Matteo Renzi. «Però - continua - l'Italia ha ripreso il suo posto in Europa, e abbiamo cercato, seppur parzialmente, di rimettere il Mezzogiorno al centro della scena politica italiana». 

Dopo un appello alla sinistra italiana («Basta dispetti, gli esperimenti ci hanno portato a Salvini»), Gentiloni lascia il microfono al padrone di casa. «Paolo - esordisce Bianco - è un esempio vero per tutti quanti noi, per l'intero Paese. Perché è una persona perbene, che rispetta gli altri». Poi ringrazia gli assessori, uscenti e designati, e si sofferma sull'impegno dei candidati inseriti nelle cinque liste a suo sostegno. «All'inizio della campagna - ricorda - la strada era in salita. Oggi, grazie a voi, che state girando Catania, abbiamo energia e abbiamo recuperato». Ottimismo forzato o sondaggi coperti? Lo si comprenderà tra appena tre giorni. 

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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