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Mafia, i verbali del Ros nel processo ad Angelo Lombardo
Vicenda Safab, la politica a Gravina e il mafioso riservato

Proseguono a rilento le udienze che vedono alla sbarra l'ex parlamentare autonomista e fratello di Raffaele. Agli atti, intanto, finisce la testimonianza di Lucio Arcidiacono, ex vertice dei carabinieri. E con le sue parole ricostruisce i dettagli dell'inchiesta Iblis

Dario De Luca

Foto di: Dario De Luca

Foto di: Dario De Luca

Un faldone composto da quasi 400 pagine che adesso è finito agli atti del processo per concorso esterno alla mafia e voto di scambio in cui è imputato Angelo Lombardo. Si tratta di alcuni verbali, risalenti al 2012, in cui l'ex maggiore del Reparto operativo speciale dei carabinieri di Catania, Lucio Arcidiacono, ripercorreva, in aula, le accuse legate ai fratelli autonomisti. La sua testimonianza in formato cartaceo è stata acquisita per evitare un esame estenuante, in un processo con rito ordinario che già procede con il massimo rilento nonostante sia iniziato il 4 giugno 2014. Basti pensare che il fratello, l'ex presidente della Sicilia Raffaele Lombardo, ha già completato i primi due gradi di giudizio, nonostante la scelta di un rito abbreviato condizionato che ha comunque portato in aula decine di testimoni.

Per ritornare sulla vicenda processuale di Angelo Lombardo adesso bisognerà aspettare i primi giorni di ottobre, quando comparirà in aula proprio Arcidiacono, ma soltanto per eventuali chiarimenti. Ma cosa contengono quei documenti? Nero su bianco finiscono tutti i rapporti che, almeno secondo l'accusa, proverebbero la contiguità tra l'ex parlamentare e Cosa nostra. A partire dalla figura di Giovanni Barbagallo, arrestato nell'operazione Iblis e poi condannato. Un professionista dai contorni grigi identificato dal Ros come «un mafioso riservato» e braccio operativo, tra il 2006 e il 2008, del capo provinciale di Cosa nostra Vincenzo Aiello, adesso detenuto con una condanna all'ergastolo. Il primo capitolo è quello delle elezioni comunali a Gravina di Catania.

Siamo nel 2008 ed entra in scena Alfio Stiro, ex sorvegliato speciale con alle spalle una condanna per mafia. A ridosso delle amministrative, nella lista del Movimento per le autonomie, finisce il genero Dario Sinistra. Stiro, spiega il maggiore nelle carte, «chiedeva a Barbagallo di sollecitare questa candidatura per cercare di fargli ottenere i consensi dovuti». A urne chiuse i voti raggranellati sono poco più di 200 ma Sinistra non riesce a essere eletto. Ma con chi doveva perorane la sua causa Barbagallo? Secondo il Ros il riferimento sarebbe dovuto essere Angelo Lombardo. Ed è proprio con l'ex onorevole che si sarebbe svolto un faccia a faccia tra Sinatra e Barbagallo in quella che un tempo era la sua segreteria lungo viale Africa, a Catania. La difesa sul punto è sempre stata chiara, spiegando che i candidati sostenuti dall'ex parlamentare e dal fratello sarebbero stati altri. In più «non è stata fatta nessuna attività di riscontro sulla campagna elettorale», spiegava Arcidiacono dopo la mirata sollecitazione da parte dell'avvocato Calogero Licata, difensore del politico autonomista. 

C'è poi l'ormai nota vicenda del pranzo conviviale per festeggiare l'elezione di Angelo Lombardo. Allo stesso tavolo di una casa rurale a Ramacca, nel maggio 2008, si ritrovano il padrone di casa, Giovanni Barbagallo, Alfio Stiro, Carmelo Finocchiaro, imprenditore all'epoca incensurato mai poi arrestato nel blitz Iblis, e Giuseppe Tomasello, ex assessore a Ramacca e cognato del referente nel calatino di Cosa nostra Pasquale Oliva, anch'egli incensurato salvo poi essere finito in manette e condannato per mafia. «Si è mangiato, bevuto e suonato per festeggiare», raccontava il maggiore. I retroscena però non finiscono qui. 

Vicenda più complessa è quella dell'affare legato alla società romana Safab. Ovvero l'appalto che quest'ultima doveva realizzare per l'allargamento del villaggio per i militari americani di Sigonella nel territorio di Belpasso. Sarebbe stato proprio il geologo Barbagallo, nel 2008, a essere avvicinato da alcuni rappresentanti dell'azienda incaricata di occuparsi dell'opera e da tempo in simbiosi con i vertici di Cosa nostra. Oggetto della discussioni alcuni problemi insorti tra il Genio civile di Catania e l'assessorato regionale. «Il punto della discordia è che quella zona era a rischio idrogeologico e quindi i lavori non potevano essere realizzati», spiegava il testimone. Per questo motivo nella segreteria politica di viale Africa si sarebbe tenuto un primo vertice tra Barbagallo, Angelo Lombardo e l'ingegnere Paolo Ciarrocca. Amministratore delegato dal 1991 al 2009, con un patteggiamento per corruzione davanti al tribunale di Caltanissetta. Altri due confronti sarebbero avvenuti a Roma, uno dei quali nel corso di un convegno dell'Mpa: «A cui Ciarrocca ha partecipato su esplicita richiesta di Angelo Lombardo. Nel corso del quale avrebbe incontrato anche il capo del Genio civile di Catania. Dal canto suo Barbagallo avrebbe comunque ottenuto qualcosa: «Una consulenza artificiosa per ringraziarlo per l'opera che stava prestando [...]». Una sorta di ricompensa che avviene prima del risultato, che non ci sarà mai». L'affare si arena contro uno scoglio insuperabile perché un'operazione simile, anche questa mai portata a termine, si stava concretizzando tra Catania e Lentini, in contrada Xirumi Legato al nome di questa operazione compare anche quello dell'editore e direttore de La Sicilia Mario Ciancio Sanfilippo, presente con alcuni terreni di proprietà.

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