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Stretta anti-bivacchi come a Roma, Firenze, Trieste?
Ma lì le ordinanze sono per campi rom, droga e turisti

Sono le tre città nominate dal sindaco Salvo Pogliese come luoghi dove i provvedimenti simili a quello di Catania sono stati «sperimentati con successo». Chi ci vive, però, racconta una realtà diversa: nei modi, negli obiettivi e anche nei risultati

Claudia Campese

«Un'ordinanza sperimentata con successo a Roma, Firenze e Trieste». Lo dice il neo sindaco di Catania Salvo Pogliese che, in un video su Facebook, risponde alle critiche sollevate dal suo provvedimento anti-bivacchi. Multe e daspo urbani che riguardano diverse zone del centro storico e che andrebbero a colpire non solo i cosiddetti punkabbestia - contro cui hanno puntato il dito diversi titolari di pub -, ma anche i senza fissa dimora. L'obiettivo dichiarato è quello di evitare che il capoluogo etneo possa continua a essere «il ritrovo degli sbandati di mezza Europa», grazie a «disordine e assenza di regole». Nei mesi scorsi, quando aveva ufficializzato la sua corsa a Palazzo degli elefanti, l'esponente di Forza Italia aveva già manifestato il suo dissenso per la situazione di corso Sicilia, i cui portici offrono riparo da anni a chi è senza fissa dimora. In tutto il centro città si tratta, secondo i numeri della Caritas, di una cinquantina di persone, per lo più catanesi. Una situazione fotografata in un servizio della trasmissione di Canale 5 Matrix, a cui Pogliese rispondeva: «Mi sento umiliato e profondamente offeso». Così è arrivata l'ordinanza anti-bivacchi, ispirata ad altre città italiane dove, a detta del sindaco, il provvedimento avrebbe riportato il decoro. Ma è davvero così? Lo abbiamo chiesto alle Caritas delle città citate dal primo cittadino. I quali hanno risposto con sorpresa e, nel solo caso di Trieste, con molti distinguo.

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