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Castagno cento cavalli, perso contributo da 300mila euro
Parco mai inaugurato e lasciato in condizioni di degrado

Nell'area adiacente l'albero plurimillenario sarebbe dovuta sorgere una zona con gradinate in legno. L'opera, conclusa nel 2016, non è mai stata fruibile. Adesso la doccia fredda da Palermo. «Faremo ricorso e denunceremo la ditta esecutrice», replica il sindaco

Dario De Luca

«Opere realizzate parzialmente e poi non sottoposte a manutenzione» ma anche un «impianto elettrico incompleto e non funzionante». Tutto in un contesto di «estremo degrado». A conti fatti secondo l'assessorato regionale ai Beni culturali i soldi spesi per il parco naturale del Castagno dei cento cavalli - quasi 300mila euro - sarebbero stati usati male e per questo il Comune di Sant'Alfio dovrà restituirli. La procedura, seguendo le linee della burocrazia, prevede una notifica agli uffici comunali del documento firmato a Palermo dal dirigente generale Sergio Alessandro. Prima però la documentazione passerà dalla Ragioneria dell'assessorato e alla Corte dei conti. La questione però, come spesso accade in vicende simili, non si esaurirà con l'atto di revoca.

«Si tratta di una storia molto delicata con responsabilità di diverso livello che stiamo cercando di accertare». A parlare a MeridioNews è il sindaco di Sant'Alfio Giuseppe Maria Nicotra. Il primo cittadino si sofferma sulla questione con l'amaro in bocca ma annuncia che il Comune, con ogni probabilità, proverà la strada del ricorso in sede amministrativa. C'è poi la questione lavori. Com'è possibile che l'opera presenti tutte le criticità finite nell'elenco della Regione? Tra queste anche «l'assenza della tabella con l'indicazione della programmazione comunitaria». Elemento fondamentale per indicare da dove provengono i soldi che sono stati spesi nell'area, concepita secondo il progetto iniziale per promuovere attività legate all'arte e all'architettura. «Crediamo che la ditta affidataria dei lavori non li abbia eseguiti bene e per questo motivo faremo causa- continua Nicotra - Ci sono poi le responsabilità degli uffici e dei direttori dei lavori». Parole che fanno preludere una strada giudiziaria oltre a quella amministrativa.

Gli interventi, nello specifico, avrebbero dovuto riguardare la realizzazione del parco dell'arte e della Cavea dei cento cavalli. Struttura all'interno del bosco di Carpineto e adiacente all'albero plurimillenario, considerato tra i più grandi esemplari al mondo. A vincere l'appalto, affidato con procedura aperta attraverso l'offerta economicamente più vantaggiosa, è stata la ditta Green srl. Tutto con un ribasso sulla base d'asta di poco superiore al 40 per cento. La consegna dei lavori è avvenuta il 23 aprile 2015 per poi essere ultimati, secondo quanto si legge nelle delibere comunali, il 15 febbraio 2016. Data che aveva già fatto storcere il naso perché fuori dai tempi prestabiliti. «A gennaio 2016 le abbondanti nevicate hanno reso impossibile proseguire in cantiere», scriveva in una nota il direttore dei lavori Salvatore Miano. Uno stop forzato di 14 giorni riconducibile al «normale andamento stagionale» e quindi non imputabile alla ditta. Da qui la determina comunale, risalente a novembre 2016, in cui veniva messo nero su bianco dal capo dell'area tecnica del Comune la regolare esecuzione dell'opera

Il parco da allora però non è mai stato inaugurato, come conferma il sindaco a MeridioNews. A febbraio 2018 al posto dei cittadini, che non hanno mai beneficiato del sito, sono arrivati i funzionari dell'assessorato alla Cultura per verificare le condizioni dell'opera. Stando ai dettami del finanziamento tutto sarebbe dovuto essere «in funzione entro e non oltre la data del 30 settembre 2016, pena la revoca del finanziamento».

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