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C'è aria di crisi alla Wind Jet
I dipendenti: «Vogliamo solo risposte»

Dopo mesi di silenzio, la compagnia aerea catanese incontrerà oggi pomeriggio i rappresentanti sindacali per discutere del ritardato pagamento di stipendi e Tfr e del mancato adeguamento del contratto collettivo del personale navigante, scaduto da più di un anno. «Ci siamo iscritti al sindacato perché l’azienda ci ignora e noi invece vogliamo solo sapere cosa ne sarà del nostro futuro», spiegano gli assistenti di volo

Agata Pasqualino

Stipendi non pagati, trattamento di fine rapporto non corrisposto da oltre un anno e contratto collettivo del personale scaduto il 31 dicembre 2010. Questi gli argomenti all’ordine del giorno della riunione che si terrà oggi pomeriggio tra la compagnia aerea catanese Wind Jet e il sindacato Filt Cgil (Federazione italiana lavoratori trasporti della Confederazione generale italiana del lavoro). L’azienda etnea sarebbe in crisi di liquidità e a farne le spese al momento – oltre ai fornitori – sono soprattutto i dipendenti. Ad oggi infatti non hanno ancora percepito lo stipendio di novembre – il salario per contratto dovrebbe essere pagato il 12 di ogni mese successivo a quello spettante – e la società non ha versato il Tfr ai lavoratori per tutto il 2011 e alcuni mesi del 2010.

«L’estate scorsa la situazione è diventata insostenibile – racconta un'assistente di volo che preferisce rimanere anonima – L’azienda ha cominciato a non rispondere più all’organizzazione interna di lavoratori che chiedeva chiarimenti. Ad agosto quindi abbiamo aderito in massa al sindacato». Su 160 assistenti di volo oltre cento si sono iscritti entro la fine del mese. Nessuno dei lavoratori di servizio negli uffici amministrativi invece li ha seguiti. Tra i piloti alcuni hanno aderito a ottobre, mentre una parte ha costituito un’associazione interna: «L’azienda - continua la hostess - in questi mesi ha parlato solo con quest’ultima promettendo pagamenti di stipendi e di tredicesime. Promesse che comunque non sono state mantenute».

Quello odierno è il secondo incontro tra i vertici Wind Jet e il sindacato. Arrivato dopo pressanti richieste e a una lettera di messa in mora inviata a ottobre e alla prima fase della procedura di raffreddamento e conciliazione avviata a dicembre, preventiva alla proclamazione di uno sciopero. Dopo il primo incontro del 30 settembre scorso, durante il quale l’azienda si era mostrata disponibile a dare spiegazioni, aveva anche preso l’impegno di risolvere il problema degli stipendi e di iniziare la trattativa per il rinnovo del contratto, la Wind Jet aveva infatti ignorato le successive richieste di confronto ricevute dalla Filt Cgil.

«Non ci siamo iscritti al sindacato per fare guerra alla compagnia, ma solo per fare in modo che ci dia delle risposte», dice un'altra hostess. «Non è nostro interesse mettere nei guai la nostra azienda – continua – Abbiamo sentito che i lavoratori della British Airways hanno rinunciato a delle mensilità per risollevare le sorti della loro compagnia, ma noi come potremmo pensare a un’azione del genere se l’azienda non ci prende neanche in considerazione e non chiarisce i nostri dubbi sul futuro?», si chiede.

Oltre agli stipendi ritardati sono tanti i disagi che gli assistenti di volo della compagnia etnea devono affrontare: «Non abbiamo divise nuove da tre anni e ci capita di restare bloccati in giro per il mondo a causa di mancati pagamenti», raccontano. «Quest’estate a Mosca – aggiunge un altro dipendente– sono rimasti bloccati tre aerei – un'enormità per la flotta Wind Jet – perché non erano state pagate delle forniture. E non sono stati fatti partire fino a quando non hanno visto fisicamente la carta di credito».

Capita anche che un volo sia in ritardo perché i membri dell’equipaggio debbano finire le ore di riposo, obbligatorie prima di riprendere il turno. Perché il lavoro è tanto. E le entrate ci sono. I voli della compagnia sono sempre pieni. Perché, checché se ne dica, in tempo di crisi il viaggiatore medio sceglie sempre in base al costo del volo. Anche l’ampliamento delle rotte con l’inclusione della Russia risulta, dai bilanci, essere stata una scelta vincente. Eppure gli stessi vertici della Wind Jet avvertono che un rilancio è necessario. Recentemente il direttore commerciale della compagnia Massimo Polimeni ha annunciato una ricapitalizzazione (da 20 a 40 milioni di euro) - "nella direzione della salvaguardia dei posti di lavoro non solo per i dipendenti della compagnia ma per tutti i lavoratori dell'indotto, in primis quelli dell'aeroporto di Catania" - e la quotazione in borsa entro il 2012.

Abbiamo contattato per una replica la compagnia che ha preferito non rispondere e - tramite l'ufficio stampa - conferma solo «l'incontro informale» di oggi.

[Foto di leliel98]

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