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Nuovi fiori sulla lapide di Pippo Fava
«C'è una Catania ancora arrabbiata con lui»

Dopo il furto di due giorni fa, questa mattina sono stati posti nuovamente dei fiori sulla lapide del giornalista ucciso il 5 gennaio del 1984 dalla mafia. A compiere il gesto alcuni amici e la figlia Elena, che ai nostri microfoni dice: «Perseveriamo nell'essere presenti, insieme. Questo è quello che diciamo a chi cercherà, magari, di portarli ancora via»

Carmen Valisano


Una nuova corona posta dal Comune, un altro mazzo con un velo giallo e tanti fiori. Sulla lapide posta nel luogo in cui 28 anni fa veniva ucciso il giornalista Pippo Fava si sono radunati nuovamente familiari, amici e semplici cittadini. Dopo il furto subito l'altro ieri - l'ultimo di una lunga serie - la figlia Elena (insieme a un gruppetto di altre persone e attivisti) ha deciso stamattina di ripetere quel gesto che si compie ogni 5 gennaio, anniversario dell'omicidio del direttore de I Siciliani.

Elena Fava ha usato una parola forte: vergogna. «Questo è stato il primo sentimento che è esploso dentro di me: vergogna per chi si porta via i fiori da una lapide». Un gesto, non compiuto per caso o dettato da un istinto: «Andare a prendere quel mazzo di fiori che noi della famiglia mettiamo lassù sottintende un'intenzione». «Questa cosa - spiega - avviene ogni anno. Anche quando abbiamo messo una rosa, se la sono portata via». Questa volta, però, la rabbia ha preso il sopravvento: «L'altro ieri mi è sembrato uno sfregio e ho detto basta».

Elena Fava parla del furto dei fiori alla lapide del padre

«La memoria di questa città dura solo un giorno. Ma non voglio generalizzare» aggiunge riferendosi ai numerosi messaggi di solidarietà che le sono arrivati. Il Comune ha fatto sentire la propria voce attraverso un comunicato stampa nel quale il sindaco Raffale Stancanelli condanna il furto: «Ci dobbiamo accontentare - risponde con un sorriso Elena Fava -. Ci sarà un giorno in cui anche il Sindaco penserà di far parte del gruppo che si riunisce alle 5 del pomeriggio».

La visita del procuratore Salvi

Quest'anno - gesto mai compiuto finora dai suoi predecessori - c'era stata anche la visita del procuratore Giovanni Salvi. La sua presenza, inaspettata, ha contribuito all'indignazione per la risposta di chi ha sottratto fiori e corona: «Non è una cosa fatta da ragazzacci. C'è ancora una parte che è ancora arrabbiata dal ricordo di Fava».

Concorda con la figlia del giornalista di Palazzolo Acreide anche Resì Ciancio, membro della Fondazione Fava: «E' il ripetersi degli episodi che ci fa arrabbiare. Un atto di ostilità che la città continua ad avere». Mentre distribuisce fiori da mettere sulla corona commenta: «C'è sempre stata una parte della città che vuole reagire, ma si tratta ancora di una minoranza».

Resì Ciancio

Elena Fava si avvicina alla lapide e man mano i fiori si aggiungono.  «Noi continueremo a esserci» afferma con voce chiara e limpida. «Perseveriamo nell'essere presenti, insieme. Questo è quello che diciamo a chi cercherà, magari, di portarli ancora via».

Giuseppe Fava, non sarà un fiore a ricordarlo, guarda il video di Fabio Patanè

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