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Iblis, a Bicocca la seconda udienza
Il Comune chiede di costituirsi parte civile

L'amministrazione catanese, insieme alla Camera di commercio etnea e alla Confederazione italiana degli esercenti, commercianti ed artigiani, si unisce alle cinque associazioni che già alla prima udienza avevano annunciato la loro richiesta di risarcimento. Gli avvocati degli imputati contestano la presenza tra questi di Addiopizzo: «All'epoca dei fatti non era neanche nata». La prossima udienza il 10 febbraio

Claudia Campese

Aula sempre più affollata per la seconda udienza del processo Iblis. Questa volta, però, anziché i cittadini, a riempire i banchi della seconda sezione del carcere di Bicocca sono stati gli avvocati. Non solo quelli dei 24 imputati e delle cinque associazioni che avevano preannunciato la loro richiesta di costituzione di parte civile. Ma anche i legali del Comune di Catania, della Camera di commercio etnea e della Confederazione italiana degli esercenti, commercianti ed artigiani (Cidec): i tre nuovi soggetti ad aver fatto oggi richiesta di costituzione nel procedimento ordinario nato dall'operazione del 2010 contro le presunte collusioni tra politica, imprenditoria e mafia.

«Una richiesta che non riguarda tutti gli imputati e comunque si riferisce ai soli fatti commessi nel territorio catanese», specifica Agata Barbagallo, legale dell'amministrazione etnea. Perché nel loro compimento «è stato provocato allarme sociale, limitazione della libertà fisica e morale dei cittadini, impedito il libero esercizio delle attività economiche e danneggiato il buon nome della città di Catania – si spiegava ieri in un comunicato diramato dal Comune - provocando così danno economico». Una richiesta di risarcimento che si aggiunge a quelle già presentate nella scorsa udienza dalle associazioni antiestorsione Libero Grassi e Rocco Chinnici di Catania e Asaes di Scordia, Addiopizzo Catania e Confcommercio Sicilia. Richieste su cui si sono espressi oggi sia i legali degli imputati che i pubblici ministeri, in attesa della decisione finale della corte, presieduta dal giudice Rosario Cuteri.

Secondo la procura, l'interesse delle associazioni è evidente nel loro statuto, mentre quello del Comune sarebbe legittimato da una sentenza della Cassazione del 1992 per la quale le amministrazioni possono fare richiesta di risarcimento in quanto l'associazione mafiosa lede il patrimonio della città. «In questo caso non si tratta solo di pizzo - spiega il sostituto procuratore Antonino Fanara, esprimendo il favore dell'accusa – ma della cosiddetta “messa a posto”, cioè della reale infiltrazione criminale nelle aziende». L'unica perplessità riguarda la Cidec di cui, secondo il magistrato, «non sono chiari gli interessi». Contrarietà nei confronti di tutte le richieste è stata invece espressa dai legali degli imputati. Ad essere contestata è soprattutto la genericità, secondo gli avvocati, degli interessi delle associazioni e in alcuni casi – come quello di Addiopizzo – la nascita della stessa in un periodo successivo ai fatti contestati. Sulla richiesta del Comune si è invece soffermato Giuseppe Lipera, legale di Tommaso Somma. «Credo che la propaganda politica sia proprio una brutta bestia», attacca l'avvocato, secondo cui l'istanza dell'amministrazione avrebbe prima di tutto un difetto di forma. La delibera, infatti, è stata firmata dalla Giunta e non dal Consiglio, «dai tecnici e non dai reali rappresentanti dei cittadini», continua Lipera. E riguarderebbe, inoltre, «soggetti che con Catania non c'entrano nulla, come il mio assistito, che risiede a Castel di Iudica».

Tra le altre questioni preliminari affrontate in udienza, diversi avvocati hanno sollevato il dubbio sulla competenza della corte d'Assise per la maggior parte degli imputati. Il procedimento, nato da due indagini riunite, riguarda infatti diverse ipotesi di reato, tra cui l'omicidio di Angelo Santapaola e Nicola Sedici, di cui deve rispondere Enzo Aiello, ritenuto il capo provinciale di Cosa nostra. Tipologia di delitto per cui è chiamata a giudicare la corte d'Assise, mentre negli altri casi – come l'estorsione – basterebbe il tribunale. Ed è lì che i legali vorrebbero venisse trasferita la posizione dei propri assistiti. Una questione puramente formale e con il solo effetto di prorogare il processo, secondo l'accusa. Che rimprovera anche ai legali di non aver posto l'eccezione in sede di indagini preliminari. «Ma come è possibile se spesso nemmeno il gip sa dove andrà a finire il processo?», rispondono gli avvocati. Anche su questo dovrà pronunciarsi la corte, a cominciare dalla prossima udienza fissata per venerdì 10 febbraio a Bicocca.

[Foto di gnuckx]

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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