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Lingue, aut aut di Recca al Consorzio
«Paghi o sospenderemo i corsi a Ragusa»

Nuovo ultimatum dell'Università di Catania. O si pagano al più presto i debiti - che ammontano a quasi un milione di euro - o i corsi della facoltà saranno cancellati dal nuovo Manifesto degli Studi. Intanto Idv e Pd annunciano una mozione in consiglio del Comune e della Provincia di Ragusa per chiedere la liquidazione dell'ente presieduto da Di Raimondo: «Chi dirà no, si assumerà la responsabilità di avallare una gestione fallimentare», dice il rappresentante degli studenti Paolo Pavia

Carmen Valisano

Si fa sempre più difficile la situazione per Lingue a Ragusa. Un mese dopo la diffida con la quale l'Ateneo di Catania chiedeva il pagamento di quasi un milione di euro, il Consorzio ibleo ha effettuato un bonifico dell'importo di appena 150mila euro. La somma non è servita a placare gli animi, visto che da palazzo Centrale è partita una nuova lettera - indirizzata ai soci del Consorzio (provincia e comune di Ragusa) ai revisori dei conti dell'Ateneo e al Ministero - che non lascia spazio a interpretazioni. «Il 17 gennaio 2012 il Consorzio di Ragusa ha versato a questa amministrazione l’importo di 150mila euro senza però specificare a quale debito imputare detto pagamento. In virtù dell’art. 1193 del Codice civile, l’Ateneo ha imputato tale somma all’importo dovuto dal Consorzio per il pagamento della seconda rata del piano di rientro – esercizio finanziario 2011 – per tutti i corsi di laurea tenuti a Ragusa sino all’a.a. 2009/2010, già oggetto di un decreto ingiuntivo di 650.000 euro in precedenza notificato allo stesso Consorzio». Insomma, una piccola toppa per un buco ben più ampio.

Pochi giorni dopo il versamento, Enzo Di Raimondo - presidente del Consorzio - si era appellato alla clemenza del Rettore. «Catania non può avere una visione ragionieristica della situazione. Occorre vedere la sua complessità» aveva dichiarato al nostro giornale. Ma evidentemente ha prevalso la ragione dei numeri e sulle speranze di Di Raimondo è caduto l'ultimatum. «Qualora codesti enti persevereranno nell’inadempimento dell’accordo, non corrispondendo quanto dovuto alle scadenze previste, l’Università di Catania si troverà costretta a procedere alla risoluzione dell’accordo nella parte relativa ai corsi di laurea da attivare presso la sede di Ragusa - si legge nella lettera inviata dal Rettore - e, conseguentemente, a non inserire i suddetti corsi nell’offerta formativa che questo Ateneo presenterà per l’a.a. 2012/2013».

Quella che fino a qualche giorno fa sembrava un'ipotesa lontana, oggi prende forma ancora una volta sotto le sembianze del Manifesto degli studi, il programma ufficiale dei corsi dell'Università di Catania.

Paolo Pavia, rappresentante degli studenti di Lingue e responsabile del settore università per il partito dell'Italia dei valori, ha più volte chiesto la chiusura del Consorzio: «Questa è ormai l'unica strada» afferma con decisione. Secondo lui, è possibile arrivare allo scioglimento dell'ente intermediario entro il mese di marzo: «Non solo c'è la possibilità, ma è l'unica cosa da fare». Con l'appoggio del Partito democratico, verranno presentate due mozioni al consiglio provinciale e comunale ibleo per chiederne la liquidazione. «Chi dovesse dire di no, si dovrà assumere la responsabilità di avallare una gestione fallimentare» conclude.

Negli ultimi anni, si legge nella mozione, gli obiettivi del Consorzio non sono stati compiuti, anzi. Dalla riduzione del 74 per cento degli iscritti in quattro anni al ridimensionamento dell'offerta formativa. Dai debiti per più di un milione di euro all'assenza di nuovi soggetti all'interno della struttura consortile, fino al fallimento del tanto auspicato quarto polo universitario. La gestione al di sotto degli standard per gli estensori della mozione culminerebbe con lo scoperto di oltre un milione di euro nel conto gestito dalla banca Agricola popolare di Ragusa.

Storie di soldi e di politica. Ad attendere, come sempre, gli studenti.

 

[Foto di Phantom65]

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