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Unict, coro di no allo Statuto
«Illegittimità e incertezze, meglio fermarsi»

Nuovo capitolo della lunga e controversa storia del nuovo statuto dell'Ateneo di Catania. A intervenire, dopo i due docenti di Giurisprudenza Di Cataldo e Caruso, è un gruppo di professori e i rappresentanti del personale tecnico amministrativo con una lettera alla comunità accademica. «Il confronto con il Miur è necessario: la contrapposizione tra istituzioni non è presupposto di buoni esiti né di buona amministrazione» sostengono

Redazione

Un invito a fermarsi e riflettere affinché non si crei un caso Catania anche nel mondo universitario. Così esordiscono i firmatari di una lettera aperta al Rettore, al Senato Accademico e al Cda dell'Ateneo divulgata sulla mailing list di Unict. Al centro delle polemiche ancora lo Statuto e la sua presunta illegittimità che ha portato il Ministero a  impugnarlo davanti al Tar. Dopo le accuse del prof. Bruno Caruso al preside Vincenzo Di Cataldo (che firma anche questo appello) di andare contro gli interessi del proprio Ateneo criticando i metodi del Rettore, il gruppo che firma la missiva mette le cose in chiaro: «Non si tratta di difendere il Miur contro il nostro Ateneo, ma di riportare l’Ateneo ad una più equilibrata applicazione della legge e ad un esercizio dell’autonomia coerente con gli interessi generali della comunità accademica e degli studenti». Dopo un elenco dei punti più controversi dello Statuto, prof. (medici, giuristi, umanisti) e personale tecnico-amministrativo firmatari chiedono la riapertura di un confronto aperto e leale all’interno dell’Ateneo, sul merito delle questioni, evitando attacchi personali.

Ecco il testo integrale della lettera:

Lettera aperta al Rettore dell’Università di Catania, al Senato Accademico ed al Consiglio di Amministrazione

Riteniamo che l’impugnativa di legittimità dello Statuto dell’Università di Catania da parte del MIUR e il dibattito che ne è scaturito in Ateneo debbano indurre a qualche riflessione per evitare che si crei, nel panorama universitario italiano, un caso Catania. Ricevute le osservazioni dal MIUR, il nostro Ateneo ha preferito ignorarle, riservandosi di discuterne, eventualmente, in futuro ed in modo parziale. Arrivata poi l’impugnazione con richiesta di sospensiva, si ritiene di dover procedere con l’applicazione delle norme impugnate, senza neanche attendere l’esito del giudizio di sospensione. Si rinuncia così ad una linea di cooperazione istituzionale che avrebbe dovuto indurre, invece, a valutare nel merito i rilievi del Ministero. Alcuni di questi rilievi, infatti, pongono questioni rilevanti per il futuro del nostro Ateneo e sembrano del tutto condivisibili perché alcune norme dello Statuto impugnato rischiano di caratterizzare il nostro Ateneo secondo profili che nulla hanno a che vedere con i cambiamenti richiesti dalla legge di riforma universitaria. Non si tratta quindi di difendere il MIUR contro il nostro Ateneo, ma di riportare l’Ateneo ad una più equilibrata applicazione della legge e ad un esercizio dell’autonomia coerente con gli interessi generali della comunità accademica e degli studenti.

Il punto più critico riguarda la norma relativa alla designazione dei componenti del consiglio di amministrazione, l’organo che concentra i maggiori poteri decisionali. Su questo argomento le procedure dello Statuto impugnato configurano un sistema di governo  che accentra un vasto potere nelle mani del rettore, senza prevedere adeguati contrappesi istituzionali. In tal modo si finisce con l’attribuire una sorta di potere assoluto ad una sola persona che, una volta eletta, potrà governare senza dover rendere conto ad alcuna espressione democratica della comunità accademica. Il mandato unico, giustamente previsto dalla legge, e quindi il fatto di non dover rendere conto alla comunità per un rinnovo del consenso, aggrava ulteriormente il rischio di irresponsabilità di un rettore che già gestisce in modo assoluto il governo dell’Università. Riteniamo quindi necessaria, come obietta il Miur, una revisione di tale norma al fine di assicurare un corretto equilibrio dei poteri.

Un altro punto critico riguarda la retribuzione da corrispondere al personale che collabora a prestazioni a favore di terzi. Al di là degli aspetti di legittimità contestati dal Miur, ci sembra che la possibilità di assegnare a questo personale compensi fino al doppio (200%) della retribuzione annua complessiva lorda costituisca un criticabile segnale di voler privilegiare l’interesse individuale rispetto a quello collettivo ed alle attività istituzionali.

Ci sono poi questioni che, sebbene non sollevate dal Miur, non sono di minore importanza. Tra queste crediamo debba essere ridiscussa l’esclusione del personale tecnico-amministrativo da qualsiasi rappresentanza nei vari organi accademici, diversamente da quanto previsto in altri Statuti già approvati dal Miur. E ancora: si sta procedendo a tappe forzate ad un accentramento della gestione amministrativa dell’Ateneo, con conseguente spoliazione di funzioni di gestione in capo ai Dipartimenti. L’accentramento, in una misura e con modalità non previste dalla legge, delle funzioni amministrative in pochi poli gestionali, individuati sulla base di criteri mai dichiarati, e l’afferenza del personale tecnico-amministrativo alle aree dell’amministrazione centrale rischiano di disperdere un patrimonio di competenze che si era accumulato nel corso degli anni e di mortificare, in alcuni casi, la storia professionale dello stesso personale. Le ricadute principali di un tale accentramento si faranno presto sentire in termini di perdita di efficienza e tempestività dell’azione amministrativa, e di indebolimento delle strutture dipartimentali.

Dalla interpretazione rigida dello Statuto stanno intanto derivando conseguenze che potranno influenzarne in modo molto negativo il buon funzionamento: l’attribuzione di un corso di Laurea complesso come quello di Medicina e Chirurgia ad un singolo dipartimento dei sette della Facoltà appare controversa e poco razionale. Perché imporre, contro il parere del preside e dei direttori di dipartimento, procedure tortuose e defatiganti per l’assegnazione degli incarichi di insegnamento, rendendo difficile il coordinamento con le diverse aziende sanitarie e prevedendo procedure burocratiche che richiedono perfino l’intervento del Consiglio di Amministrazione (non competente in materia di didattica e di assistenza) per assegnare alcuni incarichi di insegnamento? Perché non seguire l’esempio di altre Università che hanno assegnato questo compito alla Facoltà (Scuola) di Medicina ove tutti i dipartimenti sono rappresentati? Ed il trasferimento (senza alcuna consultazione degli interessati) all’Azienda sanitaria Policlinico-Vittorio Emanuele del personale tecnico-amministrativo che opera nelle unità clinicizzate e che svolge compiti universitari oltre che sanitari, non indebolirà ulteriormente le capacità operative dei dipartimenti che dovrebbero gestire i numerosi corsi di laurea?

Su questi punti crediamo sia non solo lecito ma anche doveroso esprimere un dissenso ragionato dallo Statuto di Catania e proporre la riapertura di un confronto aperto e leale all’interno dell’Ateneo, sul merito delle questioni, evitando attacchi personali.

Il confronto con il Miur è necessario: la contrapposizione tra istituzioni non è presupposto di buoni esiti né di buona amministrazione. A questo punto crediamo sia opportuno mettere da parte la fretta, sospendere l’applicazione di norme statutarie contestate e dei regolamenti che ne derivano, anche al fine di garantire la piena legittimità delle procedure ed evitare ulteriori inasprimenti nei confronti del Ministero. Si eviterebbero, così, le conseguenze caotiche che potrebbero derivare all’Ateneo da una concessione di sospensiva da parte del Tar. Del resto, anche in caso di esito negativo della richiesta di sospensiva, permarrebbe una situazione di grave incertezza in cui l’attuazione dello Statuto resterebbe con dubbi di legittimità (e con possibilità di ricorsi) e con un rischio di annullamento, nei mesi successivi, nel giudizio di merito.

Crediamo che il nostro Ateneo, i nostri studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo non meritino di correre questo rischio. Auspichiamo pertanto che il Magnifico Rettore accolga questa richiesta e riprenda, sui punti contestati, una discussione sulle possibili soluzioni ed un leale e franco confronto con il Miur.

 

Docenti:
Riccardo VIGNERI (Medicina)
Mario BARCELLONA (Seminario Giuridico) limitatamente alle valutazioni su CdA e sospensione dell’applicazione dello statuto impugnato
Mario CASERTA (Economia)
Antonio DI CATALDO (Chirurgia)
Vincenzo DI CATALDO (Seminario Giuridico)
Nunzio FAMOSO (Scienze Umanistiche)
Antonio INSOLIA (Fisica)
Giovanna LAUDANI (Seminario Giuridico)
Antonio LICATA (Chirurgia)
Franco MIGLIORINO (Seminario Giuridico)
Giuseppe MULONE (Matematica e Informatica)
Roberto PENNISI (Seminario Giuridico)
Giacomo PIGNATARO (Economia)
Antonio PIOLETTI (Scienze Umanistiche)
Sebastiano SQUATRITO (Medicina)

Rappresentanti del personale tecnico-amministrativo negli organi accademici:

Rosa Anna CIRALDO (S.A.)
Enzo GRASSO (CdA)
Salvatore LA GIGLIA (CdA)
Antonella LANZAFAME (CdA)

 

[Foto di Leandro's world tour]

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