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Bellini e Stabile, protesta cantata
Dipasquale: «Con i tagli a rischio chiusura»

Un taglio del 30% dei fondi nell'ultima finanziaria regionale ha portato i dipendenti del massimo Bellini e dello Stabile di Catania ad attuare una protesta in musica oggi in piazza Università. «Così si mette a rischio il presente dei teatri e dei lavoratori» denuncia il direttore dello Stabile Giuseppe Dipasquale. Seicento i dipendenti a rischio

Leandro Perrotta

Cantano e suonano, prima in piazza Università e poi davanti alla prefettura. Sono i musicisti del teatro massimo Bellini di Catania, che insieme agli attori del teatro Stabile oggi protestano per un taglio del 30 per cento dei contributi ai due enti culturali, previsto dall'ultima finanziaria regionale. «Un taglio sull'oggi, di un contributo che era di 3 milioni 690 mila euro, e che è ridotto a 2 milioni 430 mila euro». Giuseppe Dipasquale, direttore del teatro Stabile, dà i numeri sullo stato attuale: con un milione di euro in meno, «gli impegni già presi non potranno essere mantenuti, compresi quelli con i 250 lavoratori. Speriamo in una correzione della finanziaria». Una situazione che fa il paio con quella del teatro lirico catanese: circa 350 lavoratori e spese ingenti per gli allestimenti. «Sei milioni di euro non sono sufficienti nemmeno a pagare gli stipendi» dichiara Nino Scriba, sindacalista della Slc-Cgil, mentre gli orchestrali, che si sono esibiti in piazza Università, faticano a comprendere i tagli. «Il teatro ha aumentato di oltre il 30 per cento gli abbonamenti» spiega infatti Gioacchino Giuliano, pima tromba dell'orchestra del teatro massimo.

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