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Iblis, il processo che nessuno vuole
Assente Santapaola per problemi di salute

Un nuovo inizio con riserva per uno dei quattro filoni in cui è divisa l'indagine sulle presunte collusioni tra politici, imprenditori e mafiosi a Catania e provincia. Il tribunale etneo, a cui la corte d'Assise aveva rimandato la competenza qualche mese fa, ha rispedito la responsabilità del processo al mittente. Sulla questione dovrà adesso pronunciarsi la corte di Cassazione. Non c'era il figlio di Nitto Santapaola, imputato per omicidio. I legali: «E' caduto in cella ieri (nel vicino carcere di Bicocca, ndr), non può venire». «Chiederemo una perizia»

Claudia Campese

Uno dei processi più seguiti dall'opinione pubblica catanese. Ma anche uno dei più travagliati. E' cominciato oggi, per la seconda - e forse non ultima - volta, il procedimento ordinario tra i quattro nati dall'operazione Iblis, la maxi indagine della procura di Catania sulle presunte collusioni tra politici, imprenditori ed esponenti della criminalità organizzata in città e provincia. Il processo a 23 dei 53 imputati iniziali era cominciato a gennaio di quest'anno in Corte d'Assise e presto trasferito per ragioni di competenza al tribunale etneo. Mesi di attesa e adempimenti burocratici, fino all'udienza di oggi.

Un rimpallo che potrebbe proseguire al contrario: la corte si è oggi infatti dichiarata non d'accordo con la decisione presa in Assise che, secondo il tribunale, mantiene la totale competenza sul processo. A decidere sulla questione sarà ora la corte di Cassazione. Ma intanto il processo deve andare avanti e, in caso di un ulteriore trasferimento, ricominciare quasi da capo. Ancora altri mesi e altri adempimenti burocratici. «Che però non ci preoccupano troppo - sostiene il pubblico ministero Antonino Fanara - La prescrizione non è vicina e nemmeno la scadenza delle misure cautelari per gli imputati detenuti». Un colpo di scena con contorno di apparizioni - quella del procuratore capo etneo Giovanni Salvi - e sparizioni, quella dell'imputato Vincenzo Santapaola, bloccato da dolori e incontinenza.

«La decisione della corte d'Assise è in contrasto con l'economia e la speditezza del processo - dichiara il tribunale, alla sua prima udienza - Tanto più che si tratta di un procedimento unico e non di una scelta strategica del pubblico ministero». Un processo che, tra i vari reati contestati agli imputati, contiene anche un'accusa di duplice omicidio - di Angelo Santapaola e Nicola Sedici - di cui deve rispondere Vincenzo Aiello, ritenuto il capo provinciale di Cosa nostra. Era stato proprio questo caso a far affidare per competenza il procedimento alla corte d'Assise. Da cui poi, su richiesta dei legali della difesa, erano stati stralciati e rimandati al tribunale tutti i reati diversi. Se tornassero in Assise non tutto sarebbe perduto. Gli atti prodotti in questo procedimento - come la trascrizione delle intercettazioni o le audizioni dei collaboratori -  infatti verrebbero trasferiti in Assise. Ma - attenzione - solo con il consenso di tutte le parti. Il rallentamento insomma potrebbe provenire da qualunque dei legali - più di trenta - degli imputati.

Ma il processo intanto va avanti. Tra le questioni preliminari affrontate oggi, la costituzione delle parti civili. Alle richieste già avanzate in Assise  - da parte del Comune etneo, le associazioni antiestorsione Libero Grassi e Rocco Chinnici di Catania e Asaes di Scordia, Addiopizzo Catania, Confcommercio Sicilia, Camera di Commercio etnea, Confederazione italiana degli esercenti, commercianti ed artigiani (Cidec) e due privati - si sono oggi aggiunte quella dal Comune di Scordia e di Francesco Alampo, amministratore di fatto di una cooperativa che denuncia di aver subito minacce da quattro degli imputati: Vincenzo Aiello, Pasquale Oliva, Carmelo Finocchiaro e Giuseppe Tomasello. Uniche richieste a non essere ammesse quella della Cidec - «garante di un generico interesse» -, di Alampo - perché avanzata «né in proprio né in qualità di rappresentante della coop» - e del Comune e dell'associazione antiracket di Scordia, «dove non sono stati commessi reati, se non l'associazione mafiosa», come già anticipato da Fanara.

Di tutte le altre questioni avanzate dai legali degli imputati la corte si occuperà domani, secondo il fitto calendario disposto oggi. Tra queste, anche il legittimo impedimento avanzato da Vincenzo Santapaola per motivi di salute.  Secondo quanto riporta un referto del medico del carcere di Bicocca - dove Santapaola è detenuto e dove si è tenuta l'udienza - l'imputato sarebbe scivolato ieri nella sua cella riportando diversi traumi. Dolori che si aggiungono a quelli già sofferti, riferisce il detenuto, per passati incidenti e operazioni al bacino. La rottura dell'uretra avrebbe infatti provocato a Santapaola incontinenza. «Ma non si capisce se a seguito dell'incidente di ieri o di quello prima», dice il pm Carmelo Zuccaro. «E nemmeno se stia così male da non poter essere trasportato all'interno di Bicocca stessa», aggiunge Fanara. Il presidente della corte rilegge il referto e alza le spalle: «Non si capisce. Ha dolore». Nei prossimi giorni, su richiesta della procura e con l'assenso dei difensori, Santapaola verrà sottoposto a una perizia da parte di tre specialisti scelti dalla corte: un ortopedico, un internista e un medico legale. Più due consulenti per le parti.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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