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Iblis, il neopentito fa i nomi di boss e politici
«A Catania comanda Santapaola jr»

Seconda udienza oggi a Bicocca per il processo ordinario ricominciato ieri davanti al Tribunale di Catania, dopo una falsa partenza in Corte d'Assise. Presentata in aula la lunga lista di richieste di prove dell'accusa. Tra queste, anche i verbali con le dichiarazioni del boss neo collaboratore di giustizia Santo La Causa. Ancora non disponibili ma che già preoccupano le difese. Il sostituto procuratore Agata Santonocito: «Forniremo un quadro chiaro di Cosa Nostra catanese». Con qualche anticipazione

Claudia Campese

«A Catania il capo dell’organizzazione Cosa nostra è Vincenzo Santapaola». Il figlio di Nitto, «un fantasma» secondo le famiglie mafiose palermitane, un uomo molto discreto nei racconti di Santo La Causa, il boss neo collaboratore di giustizia: «Non si è fatto conoscere come tale da tutti i componenti dell’organizzazione». La sua decisione di collaborare con la giustizia e i verbali delle sue dichiarazioni sono stati oggi al centro della seconda udienza del processo ordinario nato dall'indagine Iblis, cominciato ieri per la seconda volta davanti al Tribunale di Catania, dopo una falsa partenza in Corte d'Assise. Documenti, quelli sui racconti di La Causa, ancora non depositati ma che preoccupano già i legali degli imputati: esponenti della criminalità organizzata, imprenditori e politici. A placare la polemica è servita la «parola da gentiluomo» del pubblico ministero - come l'ha definita la corte - di rendere i verbali al più presto disponibili. «Ma, come potete capire, non ce n'è stato né il tempo né il modo, considerato che le dichiarazioni di La Causa sono ancora in corso», spiega il procuratore aggiunto Carmelo Zuccaro. I primi due verbali con i racconti del neo pentito risalgono infatti al 5 e al 15 maggio.

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