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Sant'Agata '19, rientro dopo la guerra del cordone
«Cari delinquenti, non siamo ostaggio di nessuno»

Il capovara Consoli ha deciso di non fare la salita di Sangiuliano per motivi di sicurezza: troppa gente all'interno della delimitazione che non ha accolto l'invito di allontanarsi. Il parroco della Cattedrale si rivolge a chi si è opposto alla decisione: «Siete soli e isolati»

Marta Silvestre

«I devoti di Sant'Agata e Sant'Agata non sono ostaggio di nessuno. Cari delinquenti siete soli e isolati. Ora fate silenzio perché dobbiamo pregare». Questa è la risposta di Barbaro Scionti, parroco della cattedrale di Catania, a quanto accaduto nella fase finale del giro interno del fercolo che è rientrato in inaspettato anticipo, quando sono da poco passate le 10 del mattino. Varca la soglia totalmente a spalla perché, per la prima volta da quando se ne ha memoria, si è dovuto staccare il cordone dal fercolo. I devoti non hanno voluto lasciarlo dopo la decisione di non fare la salita di via Sangiuliano per motivi di sicurezza. «È incredibile e vergognoso», dice il capovara Claudio Consoli che ha scelto di procedere in questo modo, dopo essere sceso tre volte per chiedere alle persone dentro al cordone di allontanarsi. Nessuno però ha accolto l'invito. Momenti di tensione con il cordone che sembra praticamente diviso in due: nelle parte in alto si tira per non cedere, mentre da sotto si cerca di ritirarlo verso ai Quattro canti. Una sorta di guerra del cordone con un gruppo di devoti che si è perfino inginocchiato per impedire alla processione di cambiare corso. Sant'Agata si muove comunque e rientra velocemente in Cattedrale. 

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