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Le sentenze pilotate e il ruolo dell'intermediario etneo
«Mi chiese dei soldi e io glieli diedi personalmente»

I magistrati romani hanno ricostruito la rete che per anni sarebbe stata manovrata dagli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara, oggi pentiti. Tra i coinvolti c'è pure un ex giudice 77enne originario di Catania. I dettagli attraverso le carte dell'inchiesta

Dario De Luca

Se non fosse stato per lui, le richieste degli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara, forse non avrebbero mai potuto raggiungere l'ambita scrivania di Raffaele De Lipsis. Ritiratosi dal ruolo di consigliere della Corte dei conti, e con un passato nel servizio di controllo nell'autorità delle comunicazioni, adesso il 77enne catanese Luigi Caruso torna a fare parla di sé. Grazie all'inchiesta della procura di Roma su un presunto giro di sentenze che sarebbero state comprate tra il Consiglio di Stato e il Consiglio della giustizia amministrativa di Sicilia. Una rete, quella ricostruita nell'ordinanza firmata dalla giudice Daniela Caramico D'Auria, fatta di presunte bustarelle e rapporti grigi. Il ruolo di Caruso, indagato per corruzione in atti giudiziari e finito agli arresti domiciliari, sarebbe stato decisivo. Una pedina bollata con una sola parola: «L'intermediario». Perché, secondo l'accusa, grazie alla sua mediazione si sarebbe riuscito a stabilire «il rapporto tra i corruttori e il corrotto».

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