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Cenere Etna, i rischi per la coltura del cavolfiore
«Finora danni limitati, situazione da monitorare»

L'ortaggio, per la sua stessa struttura, è il più colpito dalle polveri finissime «piovute» giù dal vulcano. «Già adesso inutilizzabile tra il cinque e il dieci per cento del prodotto», spiega una produttrice. Guai peggiori se il fenomeno proseguisse a lungo

Marco Militello

«Finora i danni sono rimasti limitati alla coltura del cavolfiore. Io - spiega la produttrice agricola Susanna Ragusa - un po' ce li ho avuti, ma roba di poco, tra il cinque e il dieci per cento». Il trasporto aereo non è l'unico ingranaggio economico rallentato dalle frequenti colonne di cenere «soffiate» dall'Etna sul territorio della provincia di Catania. Nell'elenco delle vittime della rina vulcanica, dopo i passeggeri, c'è un ortaggio: il cavolfiore. «Pur lavandolo, pur mettendolo a cuocere - continua la donna, che gestisce un'azienda agricola a Palagonia - la terra non va via. Per via della sua stessa struttura, un insieme di micro fiori, già tutti aperti». La cenere «piovuta» sui campi negli ultimi giorni è molto sottile, finissima. «È una polvere, di natura quasi vetrosa - puntualizza Ragusa - che si va a poggiare su alcune colture. Il danno lo fa durante la notte - prosegue la produttrice - tra le quattro e le cinque del mattino, quando la rugiada o l'umidità creano una specie di impasto a cui si mescola cenere. Ne viene fuori un piccolo film appiccicato a frutta e ortaggi. Da cui poi tende a cadere naturalmente». Con l'eccezione, per l'appunto, del cavolfiore. 

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