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Ragazzo investito a Paternò, in tre tornano in libertà
Resta in carcere il 26enne che guidava l'automobile

Solo per Giovanni Nicolosi non si sono riaperte le porte di piazza Lanza. Suo padre, suo fratello e suo cognato sono invece tornati a piede libero. Il tribunale del Riesame ha escluso l'aggravante della premeditazione. I fatti sono avvenuti la sera del 29 gennaio

Luisa Santangelo

In carcere rimane soltanto Giovanni Nicolosi, tutti gli altri tornano liberi. Lo ha deciso il tribunale del Riesame a proposito delle posizioni dei quattro uomini accusati di tentato omicidio in concorso per un fatto avvenuto a Paternò la sera del 29 gennaio 2019. La vicenda era stata resa nota dalle forze dell'ordine, che avevano raccontato in una nota come «uno sguardo di troppo» sia stato la scintilla che avrebbe fatto scattare il proposito di investire volontariamente un ragazzo di 21 anni, incrociato in precedenza in una stazione di servizio e rintracciato tramite Facebook. Adesso i giudici delle libertà hanno stabilito che Riccardo e Michelangelo Nicolosi (rispettivamente padre e fratello di Giovanni) e Paolo Antonino Di Mauro (cognato) possono lasciare il carcere. Resta in piazza Lanza solo il 26enne che guidava l'Alfa Romeo 147 che ha travolto il 21enne.

La notizia era stata diffusa lo scorso 14 febbraio, quando la vittima - ricoverata all'ospedale Garibaldi centro di Catania - è stata dichiarata non più in pericolo di vita. Secondo la ricostruzione delle forze dell'ordine, Giovanni Nicolosi e la sua giovane fidanzata avrebbero incontrato il ragazzo poi investito nel parcheggio di un rifornimento di benzina. Sarebbe stata un'occhiata a fare scattare la tensione tra i due uomini, sfociata prima in una discussione su Facebook e poi nella decisione di raggiungere il 21enne in piazza delle Fontane, dove si trovava in compagnia di alcuni amici. Le telecamere di videosorveglianza di un'abitazione nelle vicinanze riprendono la scena per intero: l'Alfa Romeo arriva in piazza e travolge il giovane. 

Pochi istanti dopo, arriva sul posto un'altra vettura, dalla quale scendono i familiari di Giovanni Nicolosi, che era alla guida della prima macchina. Sul sedile posteriore dell'Alfa c'era anche la fidanzatina del 26enne. Il tribunale del Riesame ha accolto per buona parte le richieste degli avvocati difensori, Giuseppe Camonita e Pierpaolo Montalto, escludendo l'aggravante della premeditazione e rimettendo in libertà le tre persone che si trovavano sull'altra macchina, una Fiat Idea. L'unico per il quale non si sono aperte le porte di piazza Lanza è Giovanni Nicolosi, che rimane in carcere. Si attendono le motivazioni.

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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